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Magazine / Medicina e Psicologia

Il potere della visualizzazione.

Come conseguire gli obiettivi anticipandoli mentalmente.

di Stefano Tavoletti

tratto da:





LA VISUALIZZAZIONE.
“Non tiro mai un colpo senza averlo prima ben visualizzato in mente.
Prima di tutto vedo dove voglio mandare la palla, poi vedo la palla che
ci va, la sua traiettoria e il suo atterraggio.
L’immagine successiva sono io che prendo lo slancio che trasformerà le
immagini precedenti in realtà”.
Jack Nicklaus (giocatore di golf)

E’ proprio così, qualsiasi obiettivo il giocatore voglia raggiungere, prima di
poterlo davvero conseguire, deve saperlo anticipare mentalmente in
modo da condizionare il sistema neuro muscolare ad ottimizzare il movimento corporeo.
Attraverso l'uso delle immagini mentali è possibile raggiungere un alto picco di
concentrazione, a condizione che il giocatore sappia calarsi come in un film
nella proiezione di immagini vincenti che dovrebbero essere le più dettagliate
possibili, in modo da fargli credere che rappresentino la realtà.
Vedere nella propria mente l’obiettivo già realizzato significa orientare la
mente verso la giusta direzione da prendere creando allo stesso tempo un
importante riferimento per l’inconscio.
Il giocatore, infatti, tende sempre a realizzare ciò che immagina e
l’immaginazione a volte è in grado di trasformare l’impossibile in possibile.

Lo scopo principale della visualizzazione è quello di condizionare il sistema
nervoso ad ottimizzare il movimento corporeo; e poiché il
sistema nervoso non è in grado di percepire la differenza tra un’esperienza
realmente vissuta da una vividamente immaginata, il giocatore può
costruire delle immagini mentali chiare e forti che più saranno marcate
e più verranno ripercorse durante la prestazione.
Più forte è la capacità di immaginare, più alte sono le probabilità che il sogno
diventi realtà.
Tutti i grandi giocatori hanno mentalmente giocato e vinto le partite
ancora prima di aver messo piede in campo.
Purtroppo spesso accade il contrario, col giocatore che costruisce nella sua
mente immagini deboli, raffiguranti insuccessi o fallimenti, con il rischio
concreto che possano realmente avverarsi.

Prima di una partita nella testa del giocatore passano una serie di
immagini.
Queste immagini lasciano sempre una traccia sull’organismo e pertanto è
fondamentale cercare di focalizzarsi sempre su ciò che si vuol vedere in
campo e non su ciò che non si vuole vedere.
Questo perché se il pensiero del giocatore è continuamente focalizzato
sull’immagine di se, che ad esempio non riesce a far goal o non riesce a fare
un determinato movimento senza palla, alla fine quanto pensato è quello che
otterrà.
Questo accade perché, quando ci concentriamo su qualcosa, attiviamo il
SAR (sistema attivazione reticolare), un meccanismo del nostro cervello che ci
fa dare priorità a tutto ciò su cui ci concentriamo.
Quando il giocatore, durante la visualizzazione, sperimenta sensazioni
simili a quelle che prova in campo si parla di imagery interna.
Quando invece si limita a vedere la scena dall’esterno, come se fosse uno
spettatore, si dice che sta effettuando una imagery esterna.
La prima è sicuramente la più importante e completa per un maggior
coinvolgimento emozionale.
La visualizzazione deve essere
totalmente associata: il giocatore deve associarsi emozionalmente a quelle
immagini e l’unico modo per farlo al 100% è usare il corpo in modo da
creare una memoria mentale collegata ad una memoria fisica; se si immagina
senza coinvolgere tutti i canali sensoriali, il risultato sarà sicuramente
limitato.

Le regole per ATTENUARE immagini negative sono le seguenti:
• il giocatore deve uscire
dall'immagine, dissociare;
• deve fermare l'immagine,
rimpicciolirla ed allontanarla;
• deve vederla in bianco e nero, opaca
o sfuocata;
• deve allontanare i suoni, smorzarli
ed abbassarli.

Le regole invece per POTENZIARE
immagini positive sono le seguenti:
• il giocatore deve entrare
nell’immagine, associare;
• deve trasformare quell’immagine in
un film mentale;
• deve ingrandirla ed avvicinarla,
intensificare i colori;
• deve avvicinare i suoni.
Le immagini visualizzate a loro volta
possono essere:
• riproduttive quando evocano un atto
già eseguito in passato (ad esempio
la realizzazione di un goal);
• creative quando rappresentano un
comportamento non ancora
effettuato (ad esempio un difensore
che immagina di proiettarsi in avanti
per far goal).

La visualizzazione è una tecnica che risulta più facile ed efficiente se
effettuata ad occhi chiusi, in un posto tranquillo, dove il giocatore possa
rilassarsi.
Successivamente il giocatore deve cercare di accompagnare le immagini
mentali con i movimenti del corpo, anche se solo accennati, assumere la
stessa postura che si ha nelle immagini, respirare e muoversi allo stesso modo
ed assumere le stesse espressioni facciali.
Tutto questo per creare una memoria mentale collegata ad una memoria
fisica e dar vita a delle neuroassociazioni potenzianti che più
saranno marcate e più verranno ripercorse durante la prestazione.
La visualizzazione è molto utile per migliorare l’efficacia del giocatore sulle
situazioni derivanti da palla inattiva.
Chi va a battere ad esempio un calcio di punizione, visualizzando i passi, la
rincorsa e la traiettoria del pallone, sviluppa nel suo cervello un’azione
anticipatoria dell’evento.
Stesso discorso per il calcio di rigore, con la differenza che il tiro dagli 11
metri può creare ansia: gli occhi puntati del pubblico, lo sguardo degli avversari,
lo stress di dover segnare a tutti i costi possono far crollare psicologicamente
anche il giocatore più esperto.
Per evitare che questo accada il giocatore deve dimenticare il passato e
concentrarsi esclusivamente sul momento del calcio, parlandosi
internamente, visualizzando l'immagine di sé che riesce a segnare, l'abbraccio
dei compagni, il pubblico in festa, pensare a come si sentirà dopo aver segnato.
Per fare un esempio del grande potere che ha la visualizzazione, citiamo la
vicenda della tuffatrice americana Lara Wilkinson.
Questa ragazza, poco prima di partecipare alle olimpiadi di Sydney
2000, si ruppe i legamenti del ginocchio, imprevisto che ne misefortemente in dubbio la sua
partecipazione.
Tutti gli anni di allenamenti e sacrifici stavano per andarsene in frantumi, ma
la ragazza non si dette per vinta.
Non potendosi allenare fisicamente, si allenava mentalmente.
Stava per ore in piscina seduta sul trampolino a visualizzare l’immagine di
se che sarebbe riuscita a recuperare dall’infortunio in tempo per partecipare
ai giochi olimpici, visualizzandosi sul podio con al collo la medaglia d’oro.
Ebbene come per magia tutto questo si avverò.
Quindi, se la visualizzazione ha il potere di guarire il fisico da un infortunio,
figuriamoci quello che può determinare
sulle varie situazioni di gioco..

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