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Magazine / Portieri

"La reattività e la percezione oculare del portiere nel calcio"

L’importanza dell’informazione visiva, vestibolare e tattile

di Marco Bersan

Analizzando le problematiche principali dei portieri, ci siamo accorti che la palla, la sua velocità e la sua percezione sono tra le principali cause che influiscono sull’ efficacia di una parata, di un gesto tecnico o nella lettura della sua traiettoria nelle varie situazioni di gioco. I nuovi materiali e i diversi colori dei palloni utilizzati nel calcio moderno, sono fonte di ulteriori problemi, in quanto fanno assumere velocità elevate e traiettorie varie alla palla e quindi diventano di difficile percezione per il portiere. Siamo giunti alla conclusione che la percezione visiva legata ad una percezione sensoriale-motoria sia, per il portiere moderno, uno degli elementi più importanti per permettergli di esser efficace nei vari gesti atletici.
Pertanto ci siamo posti la seguente domanda, come possiamo allenare la percezione visivo-motoria e rendere rapide le risposte del portiere?
Da tale considerazione che ci ha portato a formulare la suddetta domanda, ci siamo soffermati a vedere altre linee di pensiero e ideologie che ci hanno permesso di arrivare a capire che l’importanza delle diverse abilità visive è relativa al tipo di compito motorio richiesto da uno specifico sport e dalle condizioni in cui esso viene svolto.
In tabella 1 sono stati raggruppati i fattori in grado di modificare la domanda visiva, suddivisi in 4 blocchi:

1. fattori legati all’informazione visiva da elaborare
2. fattori legati alle condizioni dell’atleta
3. fattori ambientali
4. fattori legati alle richieste del gioco

Il primo gruppo è relativo al target visivo con cui si ha a che fare nel gioco.
Ad esempio, nel calcio troviamo la palla, la porta, gli avversari, i compagni, le righe del campo, ecc. Ogni sport ha i propri target visivi che si differenziano per vari aspetti:
- target statici o target dinamici (come quelli di palla, di racchetta, di combattimento, ecc.)
- la grandezza del target (pensiamo alle diverse dimensioni di un pallone ) richiede un’acuità diversa
- la distanza del target ed anche le dimensioni del “campo” da gioco, cioè lo spazio fisico all’interno del quale si svolge lo sport, impongono domande di focalizzazione diverse.
Nella maggior parte degli sport, l’elemento critico non è tanto nella distanza più o meno ravvicinata del target, ma nella sua continua variazione di posizione che impone una buona flessibilità accomodativa.
La posizione del target è molto importante perché può imporre un’attenzione centrale o periferica o entrambe (Erickson, 2007). Un portiere di calcio deve costantemente avere l’occhio sulla palla (il target centrale),
ma anche tenere sotto controllo con “la coda dell’occhio” avversari e compagni (visione periferica).

Il secondo gruppo di fattori in grado di condizionare la domanda visiva è legato all’atleta:EDUCATIONAL
- in molti sport (quelli di palla, di racchetta, di combattimento, l’atletica, gli acquatici, ecc) l’atleta agisce in condizioni dinamiche, cioè mentre è in movimento, con la necessità di mantenere l’equilibrio e con continue interruzioni nella scena visiva. Ovviamente, sport dinamici richiedono quelle abilità visive che sono in coordinazione con altre modalità sensoriali e motorie.

Il terzo gruppo riportato in tabella 1 include quei fattori che possono incidere sulla performance visiva, legati all’ambiente in cui lo sport è praticato:
- il livello di contrasto disponibile nell’ambiente è estremamente importante. Il contrasto dipende quindi dalle condizioni di luce. La sensibilità al contrasto di un individuo può essere inoltre influenzata dall’abbagliamento e, come verrà evidenziato nei successivi paragrafi sulle abilità visive, essa diviene critica per oggetti piccoli in rapido movimento.

L’ultimo gruppo è quello dei fattori legati alle richieste del gioco che condizionano il tipo di abilità motoria da attivare:
- la durata della competizione e la presenza di pause variano molto tra sport e sport e ovviamente determinano quanto a lungo l’atleta deve mantenere la performance visiva;
- lo stress cognitivo o fisico a cui è sottoposto l’atleta può influire sulla prestazione. Lo stress, infatti, aumentando l’attivazione di un individuo, può agire anche sull’informazione visiva in entrata, ad esempio intensificando il restringimento percettivo (vedi modulo I “Informazione visiva e azione motoria”). Il livello di prevedibilità e stabilità dell’ambiente, nel quale viene eseguito lo sport, condiziona l’abilità motoria richiesta (Schmidte Wrisberg, 2006) e quindi le abilità visive più rilevanti. Uno scambio nel tennis, difendere durante un contropiede nel calcio sono due esempi in cui è richiesta un’abilità aperta (open skill), perché le possibili “mosse” dell’avversario sono imprevedibili. Abilità aperte richiedono maggiori capacità di adattamenti improvvisi, quindi abilità visive dinamiche e una rapida elaborazione dell’informazione (1) ZERI F., La perfomance visiva nell’attività sportiva, dalla rivista P.O.Professional Optometry,Agosto 2008

Tabella 1



Pertanto se un portiere ha un sistema visivo poco efficiente,tutti gli altri attributi fisici ne vengono negativamente influenzati in quanto circa l’80% delle sue funzioni avviene attraverso la percezione visiva. Se un portiere è molto alto, agile, ma la sua velocità di percezione, la prontezza di riflessi o la sua coordinazione visuo-motoria sono scarse, la sua struttura non sarà sfruttata al meglio. Troppi errori commessi con mani o con i piedi sono in realtà errori visivi. Il bravo portiere è colui che, oltre a possedere un’ottimale condizione fisica, sa utilizzare al meglio le proprie abilità visive e riesce al meglio ad integrarle con le altre funzioni del corpo.

La visione si apprende e si sviluppa a partire dall’infanzia.
Per imparare a camminare il bambino deve cominciare a gattonare, a strisciare lentamente, ad alzarsi per stare eretto, a camminare aiutato e infine a camminare da solo.
Un analogo processo avviene nello sviluppo della visione.
Oltre l’83% delle informazioni che il cervello riceve sono visive. Le abilità visive efficienti hanno un ruolo importante nell’apprendimento, nello studio, nel lavoro e nello sport.
Avere gli occhi che si muovono, si allineano, fissano e mettono a fuoco, vuol dire innalzare la comprensione e l’interpretazione di tutti i messaggi visivi.
Se insufficienti, le abilità visive interferiscono con la ricezione e l’elaborazione dell’informazione visiva (2) GAMBARI M., La visione: questa nostra sconosciuta, dalla sezione portieri del sito internet www.calciatori.com


La vista ha origine in tutto il corpo: mentre camminiamo, muoviamo testa ed occhi per cogliere informazioni sulla profondità.
Lo sguardo guida la locomozione: un uomo che sale una scala, che corre o che compie un’azione è orientato verso un obiettivo preciso (“andare dove si guarda”). Esso orienta la locomozione o piuttosto, la sua direzione testimonia l’anticipazione di una traiettoria (3) STAFFORD T., WEBB M., Mente locale, Apogeo, Milano, 2005
.
Pertanto la parata di un portiere è orientata dalla sua vista.

Dall’analisi fatta dalla precedente tabella si è potuto constatare che era possibile andare ad agire sulle abilità visivo-motorie del blocco 1 e 2 che riguardano quasi esclusivamente le informazioni visive (abilità visive dell’atleta) e vestibolari (equilibrio). Quindi di seguito illustriamo l’importanza della visione e del sistema vestibolare, della loro correlazione, che è importante per lo sviluppo delle nostre idee nella realizzazione dell’intervento di attività motoria compensativa effettuata nel lavoro che più avanti andremo ad illustrare.

LA VISIONE e L’INFORMAZIONE VISIVA

La visione va considerata come un processo percettivo piuttosto complesso, composto da un insieme di varie abilità visive divisibili in funzioni visive di base, funzioni visuo-motorie e processi percettivi.
A comporre questa capacità servono varie abilità visive: l’acuità visiva statica e quella dinamica, un buona sensibilità al contrasto e una buona percezione della distanza, un’adeguata motilità oculare che consenta di non “perdere” la palla e molte altre abilità, non ultima una buona percezione periferica che permetta, mentre si sta osservando la palla, di cogliere se l’avversario sta arrivando verso la porta. Essa si identifica con la quantità di spazio che il giocatore riesce ad abbracciare con la coda dell’occhio, senza togliere lo sguardo dalla posizione di fissazione centrale. L’ampiezza di tale campo visivo è molto importante nella fase di percezione delle situazioni di gioco, nella valutazione di un “oggetto” in movimento (compagno, avversario, pallone) soprattutto per quanto riguarda l’aspetto previsionale delle azioni. Permette di percepire informazioni indispensabili per organizzare risposte adeguate, mentre la visione centrale è impegnata ad esempio nel controllo della palla e/o del diretto avversario. Insomma, vedere nello sport significa integrare insieme una serie di abilità visive in un input visivo significativo attraverso cui programmare la giusta risposta motoria.
L’informazione visiva è determinante per l’azione motoria. Attraverso essa e le altre afferenze sensoriali (uditive, vestibolari, cinestesiche) l’atleta decide quale azione compiere, programmandone e controllandone l’esecuzione.
Le abilità visive che compongono l’input sono molteplici, ma quali sono quelle più importanti al fine dell’azione sportiva? La funzione visiva di base più indagata in ambito clinico è senza dubbio l’acuità visiva, (la capacità di discriminare i dettagli degli oggetti, cioè la capacità di distinguere due punti di piccole dimensioni separati tra di loro) cioè una soglia di riconoscimento per stimoli fermi ad alto contrasto. Essa è certamente un’abilità molto importante nella vita, ma è in grado di fare la differenza nello sport? In realtà, anche clinicamente, l’acuità visiva è ritenuta un indicatore povero della funzione visiva.
L’acuità visiva statica rimane comunque un’abilità importante, se non altro come base di abilità visive più articolate come ad esempio la sensibilità al contrasto, la percezione della profondità,e l’acuità visiva dinamica (AVD), che è la capacità di distinguere i dettagli di oggetti in movimento. Quest’abilità è certamente molto utile nello sport, dove le informazioni visive da processare sono raramente ferme. Essa è legata, oltre che all’acuità statica, anche a buone capacità oculomotorie (movimenti oculari), ad altre funzioni superiori d’integrazione ed a una rapida percezione visiva. Una buona acuità visiva dinamica (visione centrale) permette all'atleta di seguire gli oggetti in movimento anche ad una certa velocità, effettuare rapide esplorazioni dello spazio visivo muovendo gli occhi e riducendo i movimenti del corpo e della testa. La discriminazione, la valutazione e l'elaborazione delle informazioni visive devono avvenire in brevissimo tempo per garantire un tempo di reazione adeguato alle circostanze.
Dagli anni ’70, molti studi hanno evidenziato una correlazione tra AVD e performance sportiva, soprattutto in sport con palla come la pallavolo e il basket, o sport in cui si colpiscono o afferrano palline come il baseball o il tennis (Gregg, 1987, Roncagli, 1990).
Un buon controllo della motilità oculare è un’altra abilità “visiva” di base (in questo caso di tipo motorio) fondamentale nello sport. I movimenti oculari guidano la percezione, essi spostano e stabilizzano lo sguardo sull’oggetto a cui siamo interessati. A tale scopo, il sistema motorio oculare dispone di varie possibilità di movimento: i saccadici (rapidi movimenti di tipo balistico, indispensabili nel calcio per effettuare rapidi e precisi salti di fissazione da un punto ad un altro nello spazio allo scopo di localizzare la posizione della palla, dei compagni e degli avversari), i pursuit (movimenti lenti d’inseguimento che permettono di mantenere la fissazione su un oggetto in movimento. Ad esempio seguire la traiettoria della palla senza dover significativamente ruotare la testa ed aggiustare l'equilibrio di tutto il corpo), i riflessi vestibolo-oculari, i riflessi optocinetici e movimenti di vergenza (Cervetto e coll, 1987).
La stabilizzazione dello sguardo sul bersaglio, che avviene grazie a tutti i tipi di movimenti oculari sopra riportati, è detta fissazione. Una buona fissazione non è data soltanto da una motilità oculare adeguata ma anche dall’attenzione visiva, processo percettivo complesso che consente di restringere il nostro campo percettivo a stimoli limitati. Comunque non è solo l’attenzione visiva in grado di produrre vantaggi nel controllo dei movimenti oculari, ma dovrebbero essere considerati anche aspetti motori di base.
Altro aspetto della funzione visiva, che negli ultimi anni ha catalizzato l’interesse di molti esperti della visione e non solo in relazione alla prestazione motoria, è la sensibilità al contrasto. Essa rappresenta la capacità di distinguere oggetti con contrasto ridotto ed è in genere espressa in funzione della grandezza spaziale dello stimolo. La sensibilità al contrasto è molto rilevante nella valutazione di stimoli in movimento. La percezione del movimento di oggetti è, infatti, tanto migliore quanto maggiore è il loro contrasto o la loro grandezza (Burr e Ross, 1982), per cui soggetti con scarsa sensibilità al contrasto avranno più difficoltà nel percepire oggetti in movimento. La sensibilità al contrasto è strettamente dipendente dalla qualità della visione binoculare. Una fusione efficiente delle due immagini provenienti dalle retine dei due occhi, produce un’unica immagine percettiva soltanto se cadono in punti corrispondenti delle due fovee, altrimenti l’immagine si sdoppia. Pertanto una buona convergenza oculare produce una serie di vantaggi quali:
- un leggero aumento dell’acuità visiva (circa mezza linea di un ottotipo a proiezione logaritmica);
- un incremento nell’estensione del campo visivo pari a circa il 30%;
- un incremento della sensibilità al contrasto di circa il 40% e la migliore stereopsi (Griffi n e Grisham, 2002).
Questi benefici sono estremamente importanti per la prestazione sportiva. La stereopsi, ad esempio, è la capacità del sistema visivo di trasformare la leggera differenza di posizione di un oggetto rilevata dai due occhi (disparità retinica), in informazione sulla sua distanza (percezione della profondità).
La percezione della distanza è in effetti il risultato di messaggi visivi e di messaggi relativi al grado di convergenza dei due occhi. Tra gli indicatori per la percezione della distanza emergono la convergenza oculare e la profondità cinetica meglio nota come parallasse di movimento (quando muovete la testa, oggetti situati a distanze diverse si spostano a velocità relative diverse) che può esser migliorata e resa più stabile tramite il riflesso vestibolo-oculare.
Inoltre si parla di dominanza oculare, indicando l’occhio preferito in attività monoculari.
Negli studi sugli sportivi la dominanza oculare è stata valutata in relazione alla dominanza motoria della mano o del piede. Quando la prima non è dallo stesso lato della seconda si dice che la dominanza è crociata.
Un altro importante aspetto visivo legato alla performance nello sport, soprattutto in quelli di squadra, è l’efficienza della visione periferica, che dipende dall’estensione del campo visivo e dalla sua sensibilità, dal tempo di reazione e dall’accuratezza della localizzazione per stimoli periferici. La visione periferica aiuta inoltre a mantenere un'adeguata consapevolezza della propria posizione in relazione alle dimensioni del campo di gioco e permette una visione d'insieme della situazione di gioco senza dover necessariamente effettuare continui movimenti degli occhi, della testa e del corpo. Tutte le abilità visive discusse fino a questo momento sono importanti ai fini della performance sportiva. Da ricordare però che i difetti di vista peggiorano alcune capacità come l’acuità visiva statica e quella dinamica, la sensibilità al contrasto, ma anche la possibilità di un’efficiente binocularità; se non vengono corretti.(1)((4) RONCAGLI V., Anche l’occhio vuole la sua parte, Il Nuovo Calcio, Gennaio 2001
4)((5) BERTHOZ A., Il senso del movimento, McGraw-Hill,Milano,1998
5)(16)

Ma come viene catturata l’informazione Visiva?

La Visione viene suddivisa in Visione Centrale e Visione Periferica che dipende dalla parte della retina utilizzata nella percezione dell’informazione visiva.
L’informazione visiva è elaborata a livelli diversi che interessano dalla periferia al centro della retina, cioè dalla visione periferica alla visione centrale (fovea). La retina elabora informazioni sulla forma, sulla posizione e sul colore con la fovea e perifovea (visione centrale); movimento e scarsa luminosità con la retina periferica (visione periferica) (6) A.V., Fisiologia dell’uomo, Ermes, Milano, 2002
(5).
Prendendo ad esempio il tennis, la posizione della racchetta, l’angolo formato da mano e avambraccio o l’effetto rotatorio di una palla sono realizzate con la visione centrale. Informazioni di movimento come la traiettoria di una palla o lo spostamento di un arto durante un colpo, sono trattate dalla visione periferica. La particolarità dello sport è che quasi sempre, l’informazione pertinente è presente in uno spazio ampio (7) RIPOLI H., Informazione e azione, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXVII, 2008, 78

L’informazione quindi, deve essere prima elaborata attraverso la visione periferica e successivamente completata da una analisi più precisa in visione centrale.
                        Ogni persona ha un campo visivo che può esser più o meno utilizzato in modo efficiente e ciò viene influenzato dalle abilità visive viste precedentemente.
                        Il campo visivo (porzione del mondo esterno visibile mantenendo immobili testa e occhi) partendo dal lato temporale dell’occhio umano, non si limita ad un angolo retto, ma si estende di ben 104° rispetto all’asse visivo coprendo così un campo visivo totale superiore ad un angolo piatto e cioè di ben 208°(104+104). Tenendo ferma la testa l’occhio può ruotare nell’orbita per un angolo di circa 40°; ne risulta uno sguardo di 290°. La zona cieca sarà dunque di 72° che si trova dietro la testa. In direzione verticale è di 130°, ma la regione corrispondente alla fovea copre solo 5°(8) MESSINA P.M., BOZZARO P., Attenzione ed errore nella pallacanestro, SDS -Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 64
                        8)(9) BALDISSERA F., Neuroscienze – Fondamenti anatomofisiologici dell’attività psichica, Poletto editore, Milano(18).

                              Per esplorare tutto il campo visivo devono essere eseguiti dei movimenti da parte degli occhi (movimenti oculari) che facciano cambiare il campo visivo rappresentato su ciascuna retina e che spostino la fovea (al centro della quale è posizionato il “mirino”) in una posizione tale che l’immagine degli oggetti di maggiore interesse percettivo si formi su di essa. Pertanto gli oggetti che entrano nel campo visivo (es. palla, giocatore avversario, compagno di squadra ecc.) sono catturati dalla visione periferica e tramite movimenti oculari si sposta la visione centrale su di essi per averne percezione e creare una risposta motoria.
    Quando un soggetto si sposta nel mondo reale, l’immagine del suo ambiente si sposta sulla retina e si deforma in una maniera molto complessa. Questa deformazione dell’immagine sulla retina durante uno spostamento viene chiamata “flusso ottico”.
    Pertanto è necessario che gli occhi si muovano nell’orbita, sia per mantenere la visione durante spostamenti della testa sia per dirigere lo sguardo verso un punto del campo visivo che si vuole analizzare in dettaglio. Si ha la massima acuità visiva nella zona centrale della retina, la fovea (visione centrale), per cui la visione distinta di un oggetto è possibile solo se la sua immagine cade su quest’area retinica e vi rimane in modo sufficientemente stabile((10) STAFFORD T., WEBB M., Mente locale, Apogeo, Milano, 2005

    (11) SANGALLI L., L’attività motoria compensativa, Trento Unoedizioni, Trento,2001
    5).
    Gli occhi, inoltre, eseguono movimenti riflessi che garantiscono la stabilità dello sguardo e impediscono lo scivolare delle immagini sulla retina durante gli spostamenti della testa, e di movimenti volontari. Per avere percezione di movimento corporeo occorre dunque che sia interessata la periferia retinica in modo diffuso, inoltre, la velocità di spostamento dell’immagine non deve superare 90-120°/s, altrimenti il movimento è ancora riferito all’ambiente.((12) Da “Memoria e movimenti oculari” dal sito internet http://psicocafe.blogosfere.it/
    (13) Dalla sezione “Appunti della neurofisiologia della visione” del sito internet dell’Università di Trieste http://fc.units.it/

    (14) PESCE C., CASELLA R.,TESSITORE A., L’attenzione visiva sotto carico fisico nel calcio giovanile, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 66

    (15 Da “Un articolo di Roncagli e Spinozzi su funzione visiva e posturologia” dal sito internet http:// www.b2eyes.com/

    (16) SEPULCRI L., Equilibrio, spazio e tempo per un allenamento di qualità, Tesi del master in relazione e comunicazione didattica,dal sito internet www.preparazioneatletica.it

    (17) Da “Calcio & medicina: 9 fuori gioco su 10 sono inesistenti per colpa delle saccadi” dal sito internet http:// www.sconfini.eu/

    (18) Da “I limiti della nostra visione periferica” dal sito internet dell’Università di Milano Bicocca http://didascienze.formazione.unimib.it/
    (19) MEMMERT D., Ma come hai fatto a non vederlo?, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 67

    9)


    L’EQUILIBRIO E IL SISTEMA VESTIBOLARE

    L’equilibrio o informazione vestibolare è originata dalla stimolazione dei canali semicircolari in cui al loro interno sono presenti i recettori per l’equilibrio che rispondono alle accelerazioni angolari e lineari del capo. Le camere dell’apparato vestibolare sono l’utricolo e il sacculo, definiti organi otolitici. Essi contengono aree sensoriali chiamate macule. La macula dell’utricolo giace su piano orizzontale e risponde principalmente a variazioni di orientamento del capo in posizione eretta (accelerazioni lineari orizzontali della testa), la macula del sacculo giace su piano verticale e risponde principalmente a cambiamenti del capo in posizione supina (accelerazioni lineari verticali della testa).
    I tre canali semicircolari rispondono a differenti rotazioni: orizzontale (destra -sinistra), sagittale (inclinazione laterale della testa 45°) o frontale (movimento del capo come per annuire). I tre piani così costituiti formano un sistema di riferimento fondamentale centrato sul soggetto (sistema di riferimento egocentrico) attorno al quale, è organizzata la nostra percezione del movimento nello spazio. La geometria dei canali regola l’organizzazione dell’analisi cerebrale del movimento visivo. Pertanto si può dire che una delle funzioni essenziali del sistema vestibolare è dunque quella di misurare i movimenti della testa in un sistema di riferimento euclideo (sistema egocentrico).
    L’esistenza di un apparato vestibolare in ogni orecchio fa si che ogni movimento di rotazione ecciti le cellule dell’epitelio sensoriale di un lato e inibisca quelle dell’altro. I canali semicircolari presentano una sensibilità elevatissima: essi misurano accelerazioni di qualche decina di gradi per secondo per secondo. La loro sensibilità dipende però dalla frequenza del movimento (es. quando camminiamo la nostra testa oscilla a una frequenza, numero di oscillazioni per secondo, di circa una volta per secondo, ossia a “una frequenza di 1Hz”. Se corriamo la frequenza aumenta. Pertanto si rilevano frequenze basse per movimenti lenti e frequenze alte per movimenti rapidi). Questi recettori permettono di anticipare la posizione futura della testa.
    Le macule contengono gli otoliti (utricolo e sacculo) che segnalano la posizione relativa rispetto alla direzione della forza di gravità e dei movimenti in linea retta (inclinazioni della testa).
    Pertanto l’apporto dei recettori vestibolari è quello di informare il cervello sulla messa in moto, in quanto essi misurano delle derivate dello spostamento (velocità e accelerazione, decelerazioni): le accelerazioni retto-lineari sono rilevate per mezzo del sistema otolitico mentre le accelerazioni angolari (cambiamenti di velocità) con i canali semicircolari.
    Per il controllo della postura hanno particolare rilievo gli otoliti, perché sensibili alla accelerazione retto-lineare della gravità; mentre i canali semicircolari contribuiscono alle risposte solo durante rotazione della testa. Da sottolineare che i recettori vestibolari misurano non solo il movimento, ma anche l’immobilità (importanti per la valutazione della verticale soggettiva).
    Il sistema vestibolare assicura la stabilità della postura. In caso di perdita di equilibrio come ad esempio quando si inciampa, avviene una stimolazione di tale sistema che provoca delle reazioni di riaggiustamento posturale: raddrizamento della testa e del corpo completato da riflessi propriocettivi, i cui recettori si trovano nel collo (riflesso vestibolo-cervicali e riflesso vestibolo-spinali).
    Quindi la funzione del sistema vestibolare nella postura è di mantenere la testa in “postura orizzontale” il più possibile, ossia tale che il piano dei canali semicircolari orizzontali sia perpendicolare alla gravità. Questa costanza della posizione in rapporto alla gravità trasforma la testa in una piattaforma stabilizzata, e questo semplifica considerevolmente il trattamento delle informazioni vestibolari e visive, e anche il loro coordinamento. La soppressione delle rotazioni della testa fa sì che nel flusso ottico restino solamente le modificazioni della scena visiva legate alle traslazioni. Queste informazioni possono allora completare quelle date dai recettori vestibolari degli otoliti che, come abbiamo visto, segnalano le accelerazioni lineari ma non sono in grado di distinguere le traslazioni dall’inclinazione della testa. La stabilizzazione semplifica dunque la fusione delle informazioni visive e vestibolari. Essa diminuisce inoltre lo scivolamento retinico e permette al riflesso vestibolo-oculare di completare la stabilizzazione del mondo visivo sulla retina.
    In tale funzione, il mondo ci appare fermo grazie ai riflessi di origine vestibolare che stabilizzano la sua immagine sulla retina. Essi collegano i recettori vestibolari ai muscoli dell’occhio. L’anatomia delle connessioni neuronali è tale che un movimento della testa in una direzione provoca uno spostamento dell’occhio nell’altra e il risultato è la soppressione o la diminuzione dello scivolamento delle immagini sulla retina (scivolamento o “slip” retinico).
    Riassumendo, il vestibolo rileva il movimento della testa e i meccanismi grazie ai quali la vista è migliorata dal riflesso vestibolo-oculare. Le informazioni vestibolari partecipano a numerose funzioni: percezione cosciente dell’orientamento, movimenti dello sguardo, controllo della postura, coordinazione dei gesti. Inoltre concorrono alla costruzione di una percezione coerente delle relazioni tra il corpo e lo spazio, agli aspetti cognitivi dello schema corporeo e della rappresentazione dello spazio.(
    5)(6)(9)(15)


    Dall’analisi dei gesti tecnici e situazionali del portiere, si può notare come essi siano influenzati dalle informazioni visive - vestibolari - tattili - motorie. Pertanto abbiamo individuato i punti di relazione tra i suddetti sistemi.


    Ponendo una analisi tecnica e situazionale sulla prestazione del portiere e sulla tecnica del gesto, è evidente che la vista e il movimento della testa, associati ai movimenti del resto del corpo sono molto importanti. Ciò è espresso tramite una correlazione tra il Sistema Visivo e il Sistema Vestibolare, in quanto ai vari movimenti della testa vi è una stimolazione sia vestibolare e sia visiva.
    Per il portiere è molto importante avere una rappresentazione accurata della posizione di sé nello spazio, dell’orientamento del proprio corpo e dei rapporti tra i diversi segmenti corpori per rendere efficace il gesto tecnico all’interno delle situazioni di gioco. Ciò è reso possibile dall’insieme delle informazioni che si ricevono dai sistemi tattile, vestibolare e visivo, che nell’informare continuamente circa la posizione del corpo, permettono la ricostruzione centrale di uno schema di riferimento o schema motorio.
    Lo schema corporeo non è concepito come una rappresentazione del corpo, ma come uno schema delle azioni possibili. Gli schemi motori visualizzano il modo in cui le diverse parti del corpo sono rappresentate ai fini del movimento, anziché delle sensazioni. Per esempio la coordinazione occhio–mano è di fondamentale importanza per un portiere.
    Quando si muove il braccio o la mano o altre parti del corpo come piede o gamba , si sposta anche la regione dello spazio visivo. Per esempio la presenza delle mani, dove le si può vedere, aiuta a rimappare la propria rappresentazione corporea e a incorporare le informazioni in arrivo da sensi diversi all’interno dello spazio peripersonale (spazio più prossimo al nostro corpo), fornendo tutti i vantaggi dell’attenzione e dell’integrazione multimodale (es. vedere le mani all’interno di un video gioco permette di incorporare lo schermo nel proprio spazio individuale fornendo vantaggi di attenzione).(10)
    L’aggiornamento della nostra posizione e la rimappatura dei collegamenti visuotattili sembra che abbiano luogo a monte di ogni consapevolezza.
    A fronte di ciò la gravità costituisce un essenziale elemento di riferimento per la ricostruzione centrale di tale schema e orienta nello spazio le risposte motorie.
    Tutto ciò è espresso in quanto le informazioni provenienti dai recettori vestibolari sono importanti perchè misurano le forze d’inerzia, necessarie al cervello per realizzare movimenti complessi come corsa, salti, parate come nel caso del portiere, in quanto esso deve conoscere i movimenti assoluti della testa e del corpo nello spazio. Tutto ciò non è possibile solo con le informazioni propriocettive, in quanto misurano solamente i movimenti relativi delle masse corporee tra loro. Ed esiste quindi la necessità di una integrazione con la vista. Einstein ha dimostrato che un recettore inerziale non può distinguere tra la gravità e una accelerazione della stessa entità dovuta ad un movimento, cioè esiste una ambiguità dell’informazione dei recettori vestibolari che confondono inclinazione della testa, accelerazione e decelerazione. Pertanto il movimento è dato dall’insieme delle informazioni visive, vestibolari e tattili.
    Quindi la vista da sola non è sufficiente, è troppo lenta, necessita dell’aiuto delle informazioni vestibolari. Senza le impressioni del labirinto , le impressioni ottiche e tattili sono di per se stesse, incapaci di stimolare l’attività armoniosa dei centri che controllano l’equilibrio però è vero anche il contrario e cioè che in assenza di informazioni visive, il cervello non provoca la reazione di recupero dell’equilibrio. Quando la vista è operante, il cervello attende un segno da questo recettore privilegiato, in associazione agli altri, per provocare delle reazioni preprogrammate di equilibrio. Inoltre essa è nel contempo un recettore di velocità e un analizzatore che provoca delle risposte ogni qualvolta la sua stimolazione da parte di un movimento è congiuntamente segnalata da molti altri recettori.
    Pertanto riteniamo che l’informazione visivo – vestibolo - tattile sia di fondamentale importanza, in quanto il bisogno del cervello è di ricevere informazioni dall’ambiente esterno. Si può quindi parlare di “complementarietà dinamica” .(
    5)(6)(9)
    Da ciò siamo arrivati a individuare i punti di relazione tra suddetti sistemi, che rappresentano alcuni dei concetti di base che sono risultati fondamentali per la scelta del percorso svolto:

    - senza sensibilità non c’è motricità: il cervello riceve informazioni sensoriali e produce motricità. La motricità in uscita diventerà, in un secondo momento lei stessa produttrice di sensorialità. L’organizzazione spaziale delle sensazioni visive è il risultato della loro integrazione con informazioni di origine muscolare, propriocettivo e sensoriale.(11)



    - (Il riflesso vestibolo-oculare)Il sistema visivo in relazione con il sistema vestibolare rappresentano un cardine fondamentale per la ricezione di informazioni. Essi cooperano con il sistema propriocettivo al mantenimento della postura e della posizione eretta. Le informazioni che la retina fornisce al SN riguardano lo spostamento della posizione della testa relativamente agli oggetti circostanti, e al riferimento spaziale assoluto di verticalità e di orizzontalità. La stabilità della posizione della testa è assicurata in quanto i suoi spostamenti determinano a livello della retina lo scorrimento dell’insieme delle immagini del campo visivo in direzione opposta a quello di rotazione della testa, e poi ritorna rapidamente alla posizione di partenza. Affinché il riflesso si esplichi, occorre che evidentemente lo spostamento dell’immagine retinica superi un valore soglia, al di sotto del quale non si esplica nessuna risposta motoria. Per ragioni geometriche, quanto più sono lontani gli oggetti che formano l’immagine visiva, tanto minore è la traslazione retinica dell’immagine in occasione dei movimenti del capo. Si può prevedere che la stabilità posturale diminuisca quando aumenta la distanza tra l’occhio e quegli oggetti del campo visivo che fungono da riferimento stazionario. Per gli spostamenti dell’immagine retinica in direzione laterale, la soglia per evocare una reazione visuomotoria è di circa 20primi di grado. Se gli oggetti stazionari sono a meno di 5m di distanza, questa soglia viene superata in seguito a movimenti laterali della testa inferiori a 2cm. Se oggetti più distanti di 5m , una traslazione dell’immagine di almeno di 20 primi di grado è raggiunto soltanto se la testa si sposta più di 2cm. In queste condizioni entrano in funzione la componente vestibolare e cinestetisica del controllo posturale. La retina possiede cellule gangliari capaci di segnalare in modo specifico lo spostamento delle immagini. Questi segnali inviati ai nuclei vestibolari e al cerveletto dove, combinandosi con le informazioni vestibolari e propriocettive, assicurano la stabilità posturale.(6)(9)
      Visione e sistema vestibolare cooperano quindi per ricostruire il movimento della testa nello spazio e per il mantenimento della stabilità dell’immagine sulla retina. Tali sensi non sono gli unici a cooperare per determinare l’orientamento e il movimento del corpo nello spazio, il tatto gioca un ruolo fondamentale.
      Il tatto può aumentare la capacità di discernimento visivo, perché le aree responsabili dell’integrazione multisensoriali rimandano segnali di feedback alle aree visive, e permette il rafforzamento della percezione visiva(10).
      I sistemi vestibolari sono il punto di riferimento per la percezione della gravità mentre, l’altro ruolo del sistema visivo consiste nella possibilità di costruire l’orientamento spaziale della verticalità e dell’orizzontalità, utilizzando particolari riferimenti visivi. Gli elementi del campo visivo infatti sono formati e si collocano nello spazio in risposta alla forza di gravità. Tali sistemi con l’aiuto del tatto svolgono un ruolo fondamentale nella formazione delle rappresentazioni spaziali. Le funzioni di rilevamento della posizione degli oggetti rispetto al corpo (rappresentazione egocentrica) sono fondamentali per l’integrazione visuo-motoria, per la pianificazione dei movimenti e il loro controllo, e per cambiare punto di riferimento nell’orientamento dello spazio, nel calcolo delle traiettorie ecc.
      Beritoff suggerì che l’orientamento spaziale sia l’attitudine di un organismo a localizzare la posizione degli oggetti e a proiettare questa posizione rispetto a se stesso e rispetto agli altri oggetti. A partire da queste percezioni, l’organismo si formerebbe delle immagini della ripartizione degli oggetti nel mondo circostante che provocherebbero e guiderebbero il movimento orientato verso di essi.
      Queste informazioni sono utilizzate per correggere gli errori di movimento attraverso meccanismi di controllo a feedback (retroazione)e a feedforward (anticipazione).
      Il portiere utilizza un controllo principalmente a feedworward o anticipatorio (es. afferrare la palla, dove, per raggiungere tale obiettivo, è necessario prevedere la traiettoria, la velocità e collocare la mano in un punto che la intercetti)(5).
      La nostra attenzione è ricaduta su la teoria riportata da Lee che parla de “il margine di τ” (τ indica il tempo al contatto, dato dal rapporto tra il diametro dell’oggetto che stiamo osservando, e la velocità con cui questo diametro aumenta sulla retina), come nel caso di una palla che cade o arriva verso il portiere, quindi in presenza di un movimento accelerato, il tempo al contatto dipende dal rapporto della velocità reale del bersaglio con la sua accelerazione.
      I dati relativi alla traiettoria e alla velocità sono estrapolati dal ritmo e dalla forma dell’espansione in questo caso dell’immagine della palla sulla retina. Se l’oggetto non è in espansione sulla retina probabilmente si sta solo muovendo, e se non è in espansione simmetrica, o sta mutando forma o non si sta spostando su una rotta di collisione.
      Tale ipotesi è stata confermata da alcuni esperimenti (es. presa di una palla che lanciata si sgonfia con conseguente riduzione dell’ampiezza della mano per la presa), pertanto il cervello non opererebbe cercando l’informazione predittiva più perfetta, ma piuttosto l’informazione utile per regolare l’azione in corso. In questo caso, l’informazione non specificherebbe “quando essere dove” ma “come essere al punto giusto nel momento giusto” senza preoccuparsi di sapere dove ciò avverrà. Queste tesi sono interessanti perché suggeriscono che il cervello non costruisce lo spazio in maniera cartesiana e topografica, ma in unità legate all’azione.
      Quindi il cervello per prendere la palla anticiperebbe così le proprietà dinamiche della palla a partire da due specie di informazioni: la sua velocità (misurata dalla vista) e la sua massa (valutata dall’esperienza passata e dalla memoria delle relazioni tra il suo aspetto, la sua massa, e la sua inerzia).
      Percezione e azione sono dunque legate dall’esistenza di questi misteriosi modelli interni delle proprietà degli arti e degli oggetti del mondo fisico. Le conseguenze del movimento possono esser simulate e dunque predette dal cervello utilizzando questi modelli interni (schemi motori). Perciò l’anticipazione ricorre a una memoria visivo-motoria e ad una memoria vestibolare in quanto essa è una memoria di movimento e non di posizione. L’informazione vestibolare sugli spostamenti del corpo può essere immagazzinata nella memoria spaziale e la memoria dello spazio è memoria del movimento dello spazio, e dunque multisensoriale.
      Quindi i punti di riferimento del cervello sono molteplici a seconda del compito e il sistema di riferimento utilizzato può esser riferito a se stessi (egocentrico) o all’ambiente (allocentrica o esocentrica). Possiamo dire che l’anticipazione è fondamentale per la percezione del movimento puro e la decisione di attribuire un movimento al proprio corpo all’interno del mondo visivo è dunque il risultato di una serie di processi neuronali centrali. (10)(5).
      E’ evidente che l’occhio può esser considerato un vero organo di simulazione anticipata del movimento. Di notevole importanza è l’inseguimento oculomotorio, che attraverso i movimenti oculari, permette al cervello di essere predittivo. L’occhio non segue solamente il bersaglio ma anche una simulazione interna, un modello interno, della traiettoria prevista dal bersaglio. Il cervello quindi anticipa la traiettoria. La percezione è esplorazione attiva attraverso lo sguardo, è domanda posta al mondo, che senza i cambiamenti del punto di vista ottenuti tramite i movimenti oculari, non si potrebbe avere cattura del mondo, soprattutto se l’oggetto sul quale si puntano gli occhi è in movimento (per il portiere è la palla o l’avversario), e questa cattura è anticipatrice, predittiva, permette cioè di creare e sviluppare un gesto motorio adeguato, nel nostro caso una parata, una uscita ecc. Pertanto la percezione è simulazione dell’azione. (5) (19).


      Quindi un altro punto importante di questa stretta relazione data dall’informazione vestibolare - visiva e tattile è data dai movimenti oculari, che vedremo brevemente descritti e soprattutto la loro funzione nella percezione dell’informazione visiva:

      -) I movimenti vestibolo-oculari, o riflessi vestibolo-oculari o nistagmo vestibolare che mantengono stabili le immagini sulla retina durante i movimenti fasici del capo. Sono causati dalla rotazione del capo, e quindi dalla attivazione dei canali semicircolari, in una data direzione e caratterizzati dalla rotazione degli occhi in direzione opposta (fase lenta), seguita da un brusco riallineamento (fase rapida) quando la direzione dello sguardo raggiunge l'estremità dell'orbita. Il movimento oculare si mantiene, alternando fasi lente e rapide, per tutto il tempo della rotazione del capo, determinando un movimento oscillatorio ritmico degli occhi, detto nistagmo. Al buio, il nistagmo non continua indefinitamente, in quanto i canali semicircolari si adattano alla rotazione continua.
      -) I movimenti optocinetici, o riflessi optocinetici o nistagmo optocinetico che mantengono stabili le immagini sulla retina durante i movimenti rotatori prolungati del capo. Sono caratterizzati dallo stesso andamento oscillatorio degli occhi che caratterizza il nistagmo vestibolare, ma sono dovuti ai movimenti di tutte (o gran parte) le immagini visive sulla retina, come si verifica quando si ruota il capo, compensando, così, le imprecisioni del nistagmo vestibolare. Si può far insorgere un riflesso optocinetico ponendo un soggetto all'interno di un cilindro a strisce bianche e nere verticali. Quando il cilindro ruota, si manifesta un nistagmo optocinetico, che è simile al nistagmo vestibolare che si svilupperebbe se la sedia sulla quale il soggetto è seduto venisse fatta ruotare in direzione opposta, ed il soggetto prova la sensazione di essere lui stesso a ruotare.
      -) I movimenti saccadici che portano rapidamente la fovea verso un bersaglio visivo posto più perifericamente; assomigliano alla fase rapida del nistagmo. Se, mentre si guarda un bersaglio visivo, l'immagine di questo si sposta rapidamente sulla fovea, gli occhi conservano la posizione che avevano per circa 200 msec e poi compiono un movimento rapido, saccadico, per riportare l'immagine del bersaglio sulla fovea. Analogamente, si compiono movimenti oculari saccadici, volontari ma spesso non coscienti, quando si esplora lo spazio circostante, per quanto ristretto esso sia. I movimenti saccadici sono molto stereotipati; hanno un andamento standardizzato, caratterizzato da un incremento ed un successivo decremento regolari della velocità di rotazione del globo oculare, che può raggiungere i 900 °/sec (1° = 1 cm a 57 cm di distanza dall’occhio). E' possibile modificare volontariamente l'ampiezza e la direzione dei movimenti saccadici, ma non la loro velocità. Questa è tale, e la durata del movimento così breve (poche decine di msec; se ne compiono in media 5 al secondo), che le informazioni visive non fanno in tempo a modificarne il decorso una volta che sono iniziati. Le eventuali correzioni vengono quindi operate con ulteriori piccoli movimenti saccadici che seguono quello primario. (17) (12)(
      13)
      -) I movimenti lenti o di inseguimento che mantengono fissa sulla retina l'immagine di un oggetto in movimento provocano il movimento degli occhi per mantenere sulla fovea l'immagine di un particolare bersaglio visivo che si muove nello spazio. Si tratta di movimenti volontari, per la cui esecuzione è necessaria la presenza di uno stimolo in movimento. Non è possibile eseguire un movimento lento di inseguimento in risposta ad un comando di natura esclusivamente verbale, senza la presenza di un bersaglio visivo in movimento; a differenza del nistagmo e dei movimenti saccadici, per effettuare questi movimenti è necessario prestare attenzione al bersaglio in movimento. La velocità massima è ritenuta essere di 100 °/sec, ma probabilmente questo valore è sovrastimato, ed uno più realistico potrebbe essere di 40 °/sec.
      -) I movimenti di vergenza fanno sì che l'immagine di un oggetto più lontano o più vicino si proietti sempre su entrambe le fovee. Sono movimenti disgiuntivi (a differenza di tutti i precedenti che sono coniugati), in quanto gli occhi si muovono con ampiezze e direzioni diverse l'uno dall'altro, per consentire la fissazione di oggetti posti a differenti distanze dall'osservatore (più lontani o più vicini rispetto all'oggetto appena fissato) o in movimento sul piano sagittale. Se l'oggetto si avvicina, si hanno movimenti di convergenza, se si allontana di divergenza(12)(13).

      I movimenti oculari in sé e per sé non sono controllati a livello conscio. Durante la loro esecuzione la vista non lavora: in sostanza, mentre gli occhi si muovono non si è in grado di vedere.
      Essi sono finalizzati a raggiungere l’uno oppure l’altro dei seguenti obiettivi:
      - mantenere stabile il campo visivo
      - puntare lo sguardo verso l’oggetto che si vuole osservare, in modo che la sua immagine cada sulla fovea.
      Due movimenti di natura riflessa tendono a stabilizzare il campo visivo: sono evocati l’uno dalla stimolazione dei recettori vestibolari (riflesso vestibolo-oculare), l’altro dal movimento delle immagini sulla retina (riflesso optocinetico). Entrambi cooperano nel mantenere stabile il punto di fissazione durante i movimenti del capo.
      I movimenti volontari provvedono a portare la fovea sul bersaglio visivo che attira l’attenzione: quelli di inseguimento fanno seguire dalla fovea le mire in movimento lento; i veloci movimenti saccadici trasferiscono lo sguardo sulla mira con la massima velocità.
      I movimenti di convergenza-divergenza servono per mantenere l’immagine su punti corrispondenti delle due retine.
      Quindi i movimenti oculari influiscono sulla visione dinamica che è la più importante per la coordinazione del gesto e la percezione delle forme tridimensionali.
      Questi obiettivi vengono raggiunti mediante un complesso meccanismo coordinativo che, integrando le attivazioni e le inibizioni originate dai labirinti, dalle articolazioni e dai muscoli del collo, dalla retina, specificatamente dalla fovea, e dalle terminazioni sensoriali in genere, correla i movimenti oculari fra di loro e con le restanti attività motorie somatiche. (5) (9)

      Quindi perché è importante andare ad allenare la visione, l’informazione visivo motoria e vestibolare per il portiere?

      Il Portiere ha una visione ampia, in quanto gli atleti esperti hanno una strategia visiva globale ciò vuol dire che l’informazione è elaborata anzitutto attraverso la visione periferica.
      L’attenzione produce effetti sulla preparazione motoria, predisponendo il sistema ad eseguire una azione. Un orientamento corretto dell’attenzione comporta una facilitazione della risposta motoria se l’orientamento e la preparazione sono corretti e al contrario un aumento del tempo di risposta se sono scorretti.
      Negli sport di squadra c’è una incertezza che è determinata dagli avversari, perciò si deve sviluppare una attenzione estrema, focalizzata essenzialmente sulle informazioni esterne, fornite dall’avversario.
      Ciò è possibile solo se si educa l’attenzione, in quanto si vede solo quello che ci si attende di vedere e si è ciechi verso ciò che non è atteso.
      L’orientamento dell’attenzione può avvenire con due modalità diverse:
      - Orientamento esplicito dell’attenzione che consiste nell’orientare lo sguardo per fovealizzare ciò a cui si vuole prestare attenzione.


      - Orientamento implicito dell’attenzione che è la capacità di dirigere l’attenzione nel campo visivo disgiungendola dalla direzione dello sguardo (es. parata d’istinto, visione dei movimenti attaccanti avversari ecc.).


      I giocatori esperti sono capaci di concentrare l’attenzione soltanto sulle informazioni più rilevanti. Essi eseguono meno movimenti oculari dei principianti e quindi possono perciò dedicare più tempo a fissare gli elementi visivi a cui hanno deciso di prestare attenzione.


                                  I portieri per parare un calcio di punizione ancorano lo sguardo sull’anca e sull’altezza della spalla ma di fatto dirigono l’attenzione su fonti d’informazione nel campo visivo periferico. Perciò guardare non vuol dire necessariamente vedere.
                                  Importante è il focus attentivo, maggiore è il diametro maggiori sono le informazioni che possono esser prese simultaneamente ma minore è la risoluzione del focus.
      Accade il contrario con un focus minore. I calciatori sono molto veloci ad allargare il focus(89ms) mentre restringerlo costa loro quasi il doppio del tempo(164ms). Inoltre essi fanno maggiore attenzione agli aspetti globali rispetto ai dettagli locali degli stimoli visivi (essi hanno la necessità di rilevare più informazioni rilevanti sull’azione degli avversari e dei compagni contemporaneamente in più zone del campo visivo)(14).

      Abbiamo visto che l’attenzione è più alta al centro del’occhio. Un oggetto viene percepito appena entra nel nostro campo visivo se cattura la nostra attenzione. L’attenzione è un atto volontario. Tra gli eventi che catturano l’attenzione facilmente ci sono una luce improvvisa o un movimento imprevisto (es. attaccante che passa sulla traiettoria della palla e inganna il portiere). Ciò accade in quanto gli oggetti incombenti, anche quando sono prevedibili, producono sempre una reazione, non si impara a ignorarli. Un oggetto in avvicinamento è sempre potenzialmente pericoloso e quindi crea una reazione.
      Pertanto quando avviene l’interruzione dell’attenzione è necessario un periodo di recupero di circa mezzo secondo, per individuare un secondo bersaglio all’interno di una sequenza rapida (per il portiere come nell’esempio precedente sarà ricatturare con lo sguardo la palla).
      Il risultato di un efficace gesto dipende dalla capacità di orientare l’attenzione visiva a cui contribuiamo migliorandola e allenandola.
      Un miglioramento nell’utilizzo dell’informazione visiva permette il miglioramento della selezione delle informazioni importanti, una riduzione delle energie per mantenere l’attenzione e un miglioramento della capacità di anticipazione nella scelta della risposta motoria. (5)
      Quindi, alla base di una buona performance motoria, deve esistere un’adeguata performance visiva fatta di diverse abilità visive.
      La superiorità “visiva“ negli atleti d’elite è da ascrivere piuttosto ad un uso più efficiente delle informazioni visive a disposizione ( Erickson 2007). Non è possibile, infatti, anche per il giocatore più esperto che sa estrarre efficientemente le informazioni visive, avere buone prestazioni motorie se le abilità visive di base che forniscono le informazioni visive sono carenti (es. scarsa sensibilità al contrasto o scarsa stereopsi). Così come è vero che a parità di abilità visive tra due giocatori, risulterà più performante quello con maggiore esperienza e abitudine nello sfruttare più efficientemente le informazioni visive rilevanti. (1)
      Pertanto allenando e rendendo in grado di sfruttare al meglio le sue abilità visive, si può migliorare la sua capacità attentiva e di selezione delle informazioni, e quindi migliorare la sua prestazione..


      Dopo questa analisi siamo arrivati a predisporre il nostro percorso che andrà a agire sul riflesso vestibolo-oculare e optocinetico, sui movimenti oculari, sulle informazioni vestibolari (equilibrio), sulla conoscenza del corpo e sulla percezione dell’informazione visiva in quanto andando a influire su tali punti si andrà ad agire sui parametri che agiscono e che influenzano una corretta risposta feedworward cioè la capacità di anticipazione, meccanismo principale utilizzato dal portiere per la realizzazione di un corretto gesto tecnico.


      Il percorso di attività motoria compensativa svolto.

      Tale lavoro è stato sperimentato ed eseguito sui portieri della categoria Primavera e Berretti della società A.C. Montichiari calcio nella stagione sportiva 2006/07
      Esso è stato svolto su 5 portieri, di cui solamente uno ha potuto realizzare interamente il percorso. I restanti 4, a causa dei trasferimenti dovuti al “calcio mercato” hanno partecipato a lavoro solo in modo frammentario.
      Il campione di riferimento, di seguito riportato, prende in esame il lavoro di solo 4 portieri. Tale scelta è da ricondursi alla maggiore continuità garantita dagli stessi ed a particolari casistiche che sono emerse durante l’iter intrapreso.

      La sperimentazione prevede un percorso di base uguale per tutti che fa emergere le caratteristiche specifiche di ciascun portiere così da permettere in un secondo momento di individualizzare il lavoro a seconda dei test visivi e dei deficit motori presentati da ciascun atleta durante l’esecuzione dei vari gesti tecnici e atletici.

      Il percorso di base svolto è stato il seguente:

      - I° test visivo sui movimenti oculari e sulla convergenza: i soggetti venivano fatti sedere e dovevano seguire la punta di una matita che veniva avvicinata al loro naso.

      - II° test visivo sui movimenti oculari e sulla convergenza: consiste nel seguire la punta di una matita con la quale veniva disegnato nell’aria un simbolo di infinito(un otto in posizione orizzontale) e contemporaneamente venivano posto a loro delle domande a cui dovevano rispondere.

      - test vestibolare su capriole(n.max) - rotolamento(metri percorsi) – giro di 360°(tempo max) fino allo stato di soglia.

      - test sulla visione periferica: il soggetto, viene seduto a lato di un oggetto(es. televisore) posizionato a una distanza di 60cm ed egli, guardando dritto avanti a sé, senza eseguire alcun movimento con gli occhi, doveva vedere le immagini della televisione usando la visione periferica. Questa procedura è stata effettuata sia per l’occhio dx e sia per l’occhio sx fino ad uno stato di affaticamento.

      - test sulla motilità sotto-sopra: in questo caso il soggetto viene seduto di fronte alla tv, alla quale vengono posizionati due oggetti uno sopra e uno sotto di essa, il soggetto deve guardare la tv e senza distogliere lo sguardo da essa e senza movimento dell’occhio vedere gli oggetti. Il test viene eseguito in 2 momenti distinti, prima per l’oggetto posto sopra il televisore e dopo una pausa di alcuni minuti ripetuto per l’oggetto posto sotto.

      - Test sulla reattività e sui tempi di partenza tra lato forte e debole del tuffo.


      Si possono effettuare due test:
      1) il portiere(P), posizionato al centro della porta, deve parare uno dei due palloni tenuti dai due allenatori(M1 e M2) che sono posizionati al limite dell’area piccola, ad una distanza di 50cm verso il centro della porta partendo dalla linea “immaginaria “ verticale che congiunge il palo con il limite dell’area piccola.
            La palla viene lanciata con rimbalzo prossimo alla linea di porta. Essi la tengono vicino al petto, e per evitare di dare dei punti di riferimento al portiere sulla lettura di partenza della palla continuano a farla girare tra le mani. Un terzo allenatore(M3) sarà posizionato dietro alla porta e indicherà chi dovrà lanciare la palla.(vedi immagine a lato)


          2) Il portiere si trova in posizione arretrata rispetto al centro di una porta di 5m. La distanza tra il portiere e la linea di suddetta porta è di 50cm. Egli dovrà parare in presa una palla lasciata cadere da uno dei due allenatori posizionati in linea con il palo . Essi in posizione eretta tengono la palla con due mani a braccia distese verso l’avanti e lasciano cadere il pallone al segnale di un terzo allenatore posizionato alle spalle del portiere che indicherà chi dovrà lasciar cadere la palla.(vedi immagine a lato)

        Tra questi ultimi due test è stato utilizzato solo il primo in quanto veniva usato anche come mezzo d’allenamento. Va sottolineato che purtroppo il protocollo di suddetto test non è stato completamente rispettato in quanto ci si è dovuti adattare al contesto (tempo e spazi messi a disposizione dall’allenatore), ma ciò non è andato ad influire sul contenuto e sul fine del test.

        Dopo esser stati effettuati tali test si è proceduto all’impostazione del lavoro che i vari soggetti dovevano effettuare giornalmente o almeno tre volte la settimana, in parte in campo e in parte a casa.
        Di seguito vengono evidenziati i mezzi di allenamento utilizzati per il raggiungimento degli obiettivi che andremo ad analizzare poi nello specifico:

        MEZZO D'ALLENAMENTOFINALITA'/OBIETTIVO(a cosa serve)
        capriole con e senza palla
        Equilibrio e informazione vestibolare, movimenti oculari, percezione della profondità e recupero del punto di riferimento nello spazio, migliora la capacità di utilizzare tutto il proprio campo visivo dando l’effetto di un ampliamento, sensibilità e conoscenza del corpo
        Rotolamento
        cadute del judo Riduzione dei tempi di reazione tra lato forte e debole, l'informazione motoria viene trasformata da corticale a sottocorticale, cioè da volontaria a involontaria o automatizzata, sensibilità e conoscenza del corpo, movimenti oculari, equilibrio e informazione vestibolare
        giro di 180° su se stessi con e senza palla
        Equilibrio e informazione vestibolare, movimenti oculari, percezione della profondità e recupero del punto di riferimento nello spazio
        giro di 360°su se stessi con e senza palla
        spostamenti su scala orizzontale (vedi foto sotto) miglioramento della coordinazione occhio-mano, sensibilità-conoscenza del corpo e segmentazione corporea, proiezione del corpo nello spazio, prensione e sensibilità della mano, movimento di allungamento degli arti per la parata, uscita aerea
        parate con occhiali con rete a fori posizionata sulle lenti (vedi video sotto)percezione della profondità e calcolo traiettoria, visione centrale, concentrazione e attenzione, percezione anticipatoria della palla
        esercizio per la visione periferica (vedi descrizione test)visione periferica, percezione della palla, reattività, percezione dell’informazione visiva, , migliora la capacità di utilizzare tutto il proprio campo visivo
        esercizio per la motilità oculare sotto-sopra (vedi descrizione test)motilità oculare sotto-sopra per migliorare percezione del campo visivo e cattura della palla con lo sguardo durante la percezione, , migliora la capacità di utilizzare tutto il proprio campo visivo

        Di seguito è possibile vedere il video e le foto di alcuni mezzi d’allenamento.
        Spostamenti su scala orizzontale (foto 1-2-3-4-5)



        Parate con occhiali con rete a fori posizionata sulle lenti (video )

        Video 1 con occhiali


        Note: notare la fase di anticipazione post utilizzo degli occhiali, che risulta più rapida e veloce in seguito ad una ottimizzazione dell’uso della percezione visiva.
        A fronte dell’analisi visiva fatta con l’allenatore dei portieri e di sua evidenziazione di alcune difficoltà tecniche/motorie riscontrate sui soggetti, ed in seguito ad analisi video, si è personalizzato il percorso di ciascun atleta per eliminare tali errori.
        Ora di seguito verranno analizzati i risultati di ogni singolo iter svolto dai 4 portieri.




        1. SUAD MEHMEDI

        Questo portiere ha partecipato interamente al lavoro per l’intera durata della sperimentazione.

        LAVORO VESTIBOLARE

        CAPRIOLE n°ROTOLAMENTO mGIRO 360° (t)
        1 test2test1 test2test1 test2test
        100
        103
        100
        500
        35"1'
        >3%>400%




        LAVORO OCULARE

        VISIONE PERIFERICAMOTILITA' SOTTO-SOPRA
        1 test2test1 test2test
        DX30"1'30"SOTTO5"30"
        SX30"1'30"SOPRA5"30"


        Analisi dati

        Lavoro vestibolare: si nota un notevole miglioramento del suo equilibrio, nelle capriole c’è stato un miglioramento solo del 3% perchè il suo livello iniziale era molto alto, mentre si può notare un miglioramento del 400% nel rotolamento ed è considerevole anche nel giro di 360° dove il valore iniziale è stato raddoppiato.
        Lavoro oculare: sia nella visione periferica e sia nei movimenti di motilità sotto-sopra si notano dei miglioramenti che vanno dalla triplicazione del valore iniziale per il primo test ad un incremento di oltre sei volte del valore iniziale per il secondo test.


        Valutazioni – considerazioni - percorso

        Solo questo portiere ha svolto il lavoro della scala orizzontale per le uscite aeree rispetto agli altri.
        Grazie al supporto video è stato possibile individuare degli errori sui quali intervenire per migliorare la performance: uno consisteva nel passo incrociato, in quanto, all’atto della partenza portava il piede di partenza all’indietro invece di posizionarlo verso l’avanti, perdendo delle frazioni di tempo a discapito della parata. Il secondo errore consisteva nella divaricazione dei piedi prima di una parata, invece di portare il piede di spinta verso fuori-avanti dal lato della parata e pertanto perdeva l’effetto della spinta (di seguito è possibile tale errore filmato).


        Video errore Suad

        Per correggere il primo errore sono state fatte eseguire all’atleta partenze incrociate della pallacanestro a secco, partendo dalla posizione fondamentale, e chiedendo al soggetto di effettuare la partenza solo quando sentiva lo sbilanciamento del corpo verso l’avanti. Questo veniva effettuato prima dell’allenamento e anche a casa.
        La seconda fase è coincisa con il ripetere tale esercizio però inserendo un auto lancio di una pallina con il muro per rendere il gesto più veritiero e simile alla situazione in gara.
        Per il secondo errore invece sono stati inseriti dei paletti ai lati dei piedi , sempre partendo dalla posizione fondamentale, cosi ogni volta che divaricava e toccava i paletti poteva avere un feedback di risposta e di autocorrezione immediato.
        Alla fine del percorso svolto, è stata effettuata una intervista(che ora vedremo) all’atleta per vedere e capire quali sono stati i miglioramenti percepiti da lui stesso.

        Video intervista Suad


        Di seguito vengono riportati (accompagnati anche da video) i miglioramenti ottenuti dal portiere (analisi data dai test, percezioni del portiere, nostra analisi e analisi del preparatore dei portieri):
        - miglioramento del calcolo del tempo di uscita, della profondità e della velocità della palla nelle uscite (calcolo tempo-spazio)
        - sviluppo della capacità di parare la palla nel punto più alto nei cross aerei(vedi video sottostante)


        Filmato uscite aeree Suad

        - eliminazione della traiettoria a semicurva per attacco della palla nell’uscita aerea, quindi traiettoria diretta verso essa
        - miglioramento della postura
        - riduzione dei tempi di reazione tra lato destro e sinistro e aumento della reattività (nei test filmati si vede la capacità di eseguire con maggior rapidità la parata e si nota che l’aumentata percezione della palla, coincide con un miglior calcolo del tempo di partenza di essa, e si concretizza con una riduzione del tempo di partenza per la parata, pertanto essa non avviene più con delle frazioni di tempo in ritardo. L’incremento dei valori della visione periferica confermano ulteriormente tale riscontro)


        Video 1test reattività Suad


        Video 2test reattività Suad

        Nota: notare nel secondo test che la traiettoria del tuffo diventa quasi orizzontale in seguito ad una migliore percezione visiva, rispetto al primo test.

        - aumento della velocità di esecuzione della parata
        - miglioramento del calcolo della traiettoria dei tiri con capacità di vedere la palla fino alla fine della parata (occhio segue la palla)
        - miglioramento della coordinazione e controllo del corpo in tutte le varie tipologie di parata (equilibrio)
        - miglioramento dei gesti precedentemente descritti (passo incrociato e spinta)
        - aumento della fase di allungamento durante la parata in tuffo e nella presa aerea
        - miglioramento della visione periferica



        2. PIAZZA MATTEO

        Tale portiere ha lavorato per 3 mesi circa e poi ha cambiato squadra.
        Presentava una difficoltà di convergenza oculare notevole soprattutto dell’occhio sx e ciò determinava una mancanza di reattività ma soprattutto una difficoltà nella percezione della palla e nel calcolo della sua profondità specialmente nelle uscite aeree.
        Ciò comportava dei tempi di reazione lunghi, i quali portavano l’atleta ad effettuare la parata spesso con delle frazioni di secondi in ritardo. Ciò era molto evidente nei calci di rigore battuti durante gli allenamento, oltre a tutte le situazioni di gioco in cui si trovava in difficoltà nella loro lettura e nel calcolo delle traiettorie.
        Del percorso di base non ha svolto :
        - Spostamenti su scala orizzontale
        - esercizio per la motilità oculare sotto-sopra


        LAVORO VESTIBOLARE

        CAPRIOLE n°ROTOLAMENTO mGIRO 360° (t)
        1 test2test1 test2test1 test2test
        14
        21
        100
        15030"1'
        >50%>50%





        LAVORO OCULARE

        VISIONE PERIFERICA
        1 test2test
        DX25"1'
        SX20"1'

        Analisi dati

        Lavoro vestibolare: si nota un importante miglioramento del suo equilibrio, nelle capriole e nel rotolamento c’è stato un miglioramento del 50% , e nel giro di 360° il tempo di durata è stato raddoppiato.
        Lavoro oculare: nella visione periferica si notano dei miglioramenti che vanno dalla triplicazione del valore iniziale dell’occhio sx(dove presentava maggiori problemi di convergenza) e più del doppio dell’occhio dx.

        Valutazioni e considerazioni

        A tale soggetto è stato inserito un lavoro per migliorare l’allungamento in quanto (come da video) mancava della fase di estensione del braccio in tutte le parate con tuffo. Esso teneva sempre piegato il braccio senza nessuna fase di estensione/allungamento.

        Video errore 1test Piazza


        Per eliminare questo errore e per migliorare la sua convergenza oculare abbiamo inserito i seguenti lavori:
        - striscio sulla linea del campo in cui gli veniva chiesto di effettuare sempre la massima estensione del braccio, e di portare l’arto in estensione sulla linea
        - cadute di lato su materasso inizialmente da in ginocchio, poi da in piedi con l’arto superiore e inferiore completamente disteso e doveva osservare sempre la posizione del suo corpo alla fine di ogni caduta. Tale lavoro veniva svolto naturalmente in modo simmetrico. In una seconda fase più evoluta quando cadeva andava anche a toccare un pallone per rendere il gesto più simile e veritiero al gesto atletico

        Video eliminazione errrore 2test Piazza


        Alla fine del percorso svolto, è stata effettuata una intervista all’atleta per vedere e capire quali sono stati i miglioramenti percepiti da lui stesso.
        Di seguito vengono riportati i miglioramenti ottenuti dal portiere (analisi data dai test,percezioni del portiere, mia analisi e analisi del preparatore dei portieri):
        - miglioramento del calcolo del tempo di uscita, della profondità e della velocità della palla nelle uscite (calcolo tempo-spazio)
        - miglioramento della capacità di parare la palla nel punto più alto nelle uscite aeree
        - riduzione dei tempi di reazione tra lato destro e sinistro e aumento della reattività
        - aumento della velocità di esecuzione della parata
        - miglioramento del calcolo della traiettoria dei tiri
        - miglioramento della coordinazione e controllo del corpo in tutte le varie tipologie di parata (equilibrio)
        - aumento della fase di allungamento durante la parata in tuffo (come da filmato precedente)
        - miglioramento della coordinazione nella fase di corsa
        - miglioramento della convergenza oculare e aumento della visione periferica





        3. TOSI FEDERICO

        Questo portiere ha svolto 4 mesi circa di lavoro. Egli si è aggregato alla squadra solo a gennaio ed effettuava il lavoro solo due-tre volte settimana in quanto non partecipava a tutte le sedute di allenamento. Presentava una forma di strabismo all’occhio sx e miopia.
        Del percorso di base non ha svolto :
        - Spostamenti su scala orizzontale
        - esercizio per la motilità oculare sotto-sopra



        LAVORO VESTIBOLARE

        CAPRIOLE n°ROTOLAMENTO mGIRO 360° (t)
        1 test2test1 test2test1 test2test
        15
        21
        100
        1501'2'
        >40%>50%




        LAVORO OCULARE

        VISIONE PERIFERICA
        1 test2test
        DX1'2'
        SX40"2'


        Analisi dati

        Lavoro vestibolare: si nota un buon miglioramento del suo equilibrio, nelle capriole c’è stato un miglioramento del 40% mentre nel rotolamento del 50% rispetto al valore iniziale. Considerevole anche nel giro di 360°, il tempo di durata è stato raddoppiato rispetto al valore iniziale.
        Lavoro oculare: nella visione periferica si notano dei miglioramenti che vanno dalla triplicazione del valore iniziale dell’occhio sx (occhio che presenta strabismo e che evidenzia una differenza notevole del valore iniziale tra i due occhi) e del doppio dell’occhio dx.


        Valutazioni e considerazioni

        Questo giocatore presentava forti problemi di equilibrio riscontrati principalmente nelle uscite aeree in quanto dopo aver parato la palla , nella maggior parte dei casi cadeva a terra, il tutto influenzato anche dalla sua instabilità a livello delle caviglie.
        Per ridurre il più possibile tale problema, si è presentato un importante lavoro vestibolare con i mezzi precedentemente descritti. Per quanto riguarda le caviglie non è stato fatto nessun tipo di lavoro propriocettivo.
        Inoltre evidenziava difficoltà nella scelta del tempo dell’uscita e nel calcolo della profondità della palla rispetto all’avversario.

        Video uscite fine percorso Uscite aeree Tosi


        Nota: notare che quando atterra, riesce a rimanere in piedi mentre prima cadeva quasi sempre a terra

        Alla fine del percorso svolto, è stata effettuata una intervista(che ora vedremo) all’atleta per vedere e capire quali sono stati i miglioramenti percepiti da lui stesso.


        Video intervista Tosi

        Di seguito vengono riportati (accompagnati anche da video) i miglioramenti ottenuti dal portiere (analisi data dai test,percezioni del portiere, mia analisi e analisi del preparatore dei portieri):
        - miglioramento del tempo di uscita sulle palle aeree (calcolo tempo-spazio) e maggior velocità nell’attaccare la palla
        - miglioramento della capacità di parare la palla nel punto più alto nei cross aerei (come da video precedente)
        - riduzione dei tempi di reazione tra lato destro e sinistro e aumento della reattività (nei test filmati si vede la capacità di eseguire con maggior rapidità la parata e si nota che l’ aumentata percezione della palla, coincide con un miglior calcolo del tempo di partenza di essa, e si concretizza con una riduzione del tempo di partenza per la parata, pertanto essa non avviene più con delle frazioni di tempo in ritardo. L’incremento dei valori della visione periferica confermano ulteriormente tale riscontro)


        Video 1test reattività Tosi


        Video 2test reattività Tosi

        Nota: notare nel secondo test che la traiettoria del tuffo diventa quasi orizzontale in seguito ad una migliore percezione visiva, rispetto al primo test.

        - aumento della velocità di esecuzione della parata
        - miglioramento del calcolo della traiettoria dei tiri
        - miglioramento della coordinazione e controllo del corpo in tutte le varie tipologie di parata (equilibrio)
        - aumento dell’equilibrio con riduzione delle cadute dopo le uscite
        - aumento della fase di allungamento durante la parata in tuffo
        - miglioramento della visione periferica





        4. ZANINI EUGENIO

        Tale calciatore è arrivato circa 2 mesi prima della fine del campionato pertanto il lavoro svolto non è stato molto ampio anche se, a fronte di tale ridotta tempistica, il soggetto ha lavorato con un’ottima frequenza e più volte al giorno.
        Tale portiere presentava un’evidente differenza di velocità di esecuzione del tuffo tra il suo lato forte e il suo lato debole. Tale gap è stato notevolmente ridotto usando solo il percorso di base.
        Del percorso di base non ha svolto :
        - Spostamenti su scala orizzontale
        - esercizio per la motilità oculare sotto-sopra



        LAVORO VESTIBOLARE

        CAPRIOLE n°ROTOLAMENTO mGIRO 360° (t)
        1 test2test1 test2test1 test2test
        7
        28
        30
        4030"1'
        >300%>33%





        LAVORO OCULARE

        VISIONE PERIFERICA
        1 test2test
        DX2'5'
        SX2'5'


        Analisi dati

        Lavoro vestibolare: si nota un notevole miglioramento del suo equilibrio, nelle capriole c’è stato un miglioramento del 300% mentre nel rotolamento del 33% e considerevole anche nel giro di 360° dove il valore iniziale è stato raddoppiato.
        Lavoro oculare: nella visione periferica c’è stato un miglioramento del 150% in entrambi gli occhi.


        Valutazioni e considerazioni

        Alla fine del percorso svolto, è stata effettuata una intervista(che ora vedremo) all’atleta per vedere e capire quali sono stati i miglioramenti percepiti da lui stesso.

        Video intervista Zanini


        Di seguito vengono riportati (accompagnati anche da video) i miglioramenti ottenuti dal portiere (analisi data dai test,percezioni del portiere, mia analisi e analisi del preparatore dei portieri):
        - miglioramento del calcolo del tempo di uscita, della profondità e della velocità della palla nelle uscite (calcolo tempo-spazio)
        - sviluppo della capacità di parare la palla nel punto più alto nei cross aerei
        - miglioramento della postura
        - riduzione dei tempi di reazione tra lato destro e sinistro e aumento della reattività (nei test filmati si vede la capacità di eseguire con maggior rapidità la parata e si nota che l’ aumentata percezione della palla, coincide con un miglior calcolo del tempo di partenza di essa, e si concretizza con una riduzione del tempo di partenza per la parata, pertanto essa non avviene più con delle frazioni di tempo in ritardo. L’incremento dei valori della visione periferica confermano ulteriormente tale riscontro)


        Video 1test reattività Zanini


        Video 2test reattività Zanini

        Nota: notare nel secondo test che la traiettoria del tuffo diventa quasi orizzontale in seguito ad una migliore percezione visiva, rispetto al primo test.

        - aumento della velocità di esecuzione della parata
        - miglioramento del calcolo della traiettoria dei tiri
        - miglioramento della coordinazione e controllo del corpo in tutte le varie tipologie di parata (equilibrio)
        - aumento della fase di allungamento durante la parata in tuffo
        - miglioramento della visione periferica
        - miglioramento della coordinazione nel calcio di rinvio ( calcia con il sinistro)


        Conclusioni

        I miglioramenti evidenziati da tale lavoro hanno trovato un gradito e positivo riscontro sia da parte degli atleti e sia da parte dell’allenatore dei portieri, durante le partite e durante gli allenamenti.
        Indifferentemente dall’entità del lavoro e dalla frequenza di allenamento svolto dai vari atleti, in ciascuno di essi si sono verificati degli incrementi delle loro capacità, naturalmente a seconda del lavoro svolto il miglioramento è stato più o meno evidente ed eclatante.
        Tale lavoro può completare in qualità un portiere fornendogli maggiori mezzi per l’apprendimento ed il perfezionamento dei vari gesti tecnici e della sua prestazione. In tutti i portieri che hanno eseguito tale iter vi è stato un incremento del livello di concentrazione e di attenzione durante le fasi di gioco, oltre ad un miglioramento nel calcolo della profondità, una maggior capacità di percezione della palla durante la parata ecc. Gran parte di ciò dovuto ad un miglior utilizzo delle varie abilità visive, come ad esempio i movimenti oculari, o il riflesso vestibolo-oculare e optocinetico che permettono una efficace stabilizzazione dell’immagine e consentono al portiere di seguire maggiormente la palla con gli occhi durante i suoi veloci spostamenti, e dando ad esso maggior reattività, prontezza nella parata, come ad esempio la possibilità di parare palloni visti all’ultimo istante. Pertanto tutto ciò è dovuto ad un incremento ed ottimizzazione della percezione dell’informazione visiva.
        Sicuramente tale incremento ha riscontri anche sulla capacità di saper leggere le situazioni di gioco. Una di esse è sicuramente l’uscita aerea, che in seguito ad un miglioramento del calcolo del rapporto tempo-spazio su una traiettoria disegnata dalla palla, permette al portiere di incrementare il numero di uscite e la loro qualità di esecuzione. Ciò porta il portiere ad intercettare molti palloni, risolvendo notevoli problemi alla difesa. Un’altra situazione è la parata su tiro, che in seguito ad un perfezionamento della capacità di leggere prima la profondità e la velocità dei tiri gli consente di esser più efficace e veloce nell’esecuzione del gesto.
        Durante il percorso svolto, si è notato che il consolidamento di queste svariate capacità ha fatto acquisire all’atleta maggior sicurezza e tranquillità nel gestire le più svariate situazioni di gioco dalle più difficili alle più facili, e tale aspetto positivo veniva trasmesso anche ai propri compagni, dando loro maggior tranquillità e fiducia sul proprio portiere.
        Se tale iter viene presentato fin dall’inizio della stagione sportiva cioè già in preparazione o nei primi mesi, sarà possibile incrementare subito il livello del portiere consentendogli cosi durante l’anno di svolgere esercizi di mantenimento o di pianificare ulteriori incrementi del suo livello.
        Inoltre un ulteriore aspetto positivo di suddetto lavoro è che richiede costi di materiali molto ridotti e soprattutto i mezzi d’allenamento sono di facile utilizzo. Essi si possono attuare all’interno di una qualsiasi seduta d’allenamento o da svolgere in altra sede, es. a casa, e ciò crea dei vantaggi riscontrabili in un maggior tempo a disposizione del preparatore dei portieri per sviluppare situazioni specifiche in quanto il nostro portiere presenterà dei parametri di base già allenati.
        Pertanto con tale lavoro, allenando "LA REATTIVITA' E LA PERCEZIONE OCULARE DEL PORTIERE”, possiamo contribuire al miglioramento della sua prestazione, però tale aspetto non deve esser considerato come l'unico obiettivo, ma uno degli obiettivi e dei presupposti della prestazione nell'allenamento del portiere.


        Prof. Bersan Marco
        Dottore in Scienze Motorie
        Email: caberso@yahoo.it




        NOTE BIBLIOGRAFICHE

        (1) ZERI F., La perfomance visiva nell’attività sportiva, dalla rivista P.O.Professional Optometry,Agosto 2008

        (2) GAMBARI M., La visione: questa nostra sconosciuta, dalla sezione portieri del sito internet www.calciatori.com

        (3) STAFFORD T., WEBB M., Mente locale, Apogeo, Milano, 2005


        (4) RONCAGLI V., Anche l’occhio vuole la sua parte, Il Nuovo Calcio, Gennaio 2001

        (5) BERTHOZ A., Il senso del movimento, McGraw-Hill,Milano,1998


        (6) A.V., Fisiologia dell’uomo, Ermes, Milano, 2002


        (7) RIPOLI H., Informazione e azione, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXVII, 2008, 78

        (8) MESSINA P.M., BOZZARO P., Attenzione ed errore nella pallacanestro, SDS -Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 64

        (9) BALDISSERA F., Neuroscienze – Fondamenti anatomofisiologici dell’attività psichica, Poletto editore, Milano

        (10) STAFFORD T., WEBB M., Mente locale, Apogeo, Milano, 2005

        (11) SANGALLI L., L’attività motoria compensativa, Trento Unoedizioni, Trento,2001

        (12) Da “Memoria e movimenti oculari” dal sito internet http://psicocafe.blogosfere.it/
        (13) Dalla sezione “Appunti della neurofisiologia della visione” del sito internet dell’Università di Trieste http://fc.units.it/

        (14) PESCE C., CASELLA R.,TESSITORE A., L’attenzione visiva sotto carico fisico nel calcio giovanile, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 66

        (15 Da “Un articolo di Roncagli e Spinozzi su funzione visiva e posturologia” dal sito internet http:// www.b2eyes.com/

        (16) SEPULCRI L., Equilibrio, spazio e tempo per un allenamento di qualità, Tesi del master in relazione e comunicazione didattica,dal sito internet www.preparazioneatletica.it

        (17) Da “Calcio & medicina: 9 fuori gioco su 10 sono inesistenti per colpa delle saccadi” dal sito internet http:// www.sconfini.eu/

        (18) Da “I limiti della nostra visione periferica” dal sito internet dell’Università di Milano Bicocca http://didascienze.formazione.unimib.it/
        (19) MEMMERT D., Ma come hai fatto a non vederlo?, SDS - Rivista di cultura sportiva, XXIV, 2005, 67
























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