Medicina e Psicologia
Mapping across
Lo scopo di questo articolo è far vedere come un calciatore può affrontare, allenare e quindi migliorare la propria forza mentale attraverso la gestione del proprio stato psico-fisico. In particolare, vedremo una sessione di Mental Training nella quale vengono dati ad un calciatore un piano d’azione ed una strategia per controllare il proprio stato psico-fisico.di Christian Lattanzio
MAPPING ACROSS
Nello scorso articolo abbiamo visto un intervento pratico di Mental Training e come l’interazione tra Mental Trainer e calciatore possa dare risultati positivi in termini di miglioramento della prestazione.
Con questo articolo intendo proseguire l’analisi e la descrizione del Mental Trainer al lavoro per dimostrare come i suoi interventi siano tanto pratici quanto utili per raggiungere e mantenere un ottimo stato di forma mentale.
Uno degli aspetti più importanti della competizione è l’abilità da parte dell’atleta di gestire il proprio stato d’animo. Nel mondo anglofono tale capacità viene definita come “state management” e viene vista come una delle caratteristiche determinanti per il raggiungimento del successo personale, e non solo a livello sportivo. Tant’è che, sia detto per inciso, questo è un aspetto cui le grandi compagnie dedicano grande attenzione facendo ai propri manager veri e propri corsi su quest’argomento. Del resto, come avevamo modo di vedere nello scorso articolo, la Performance può essere rappresentata dalla seguente formula:
Performance = Preparazione + Stato Psico-fisico al quale si accede
Alla luce di questa equazione sorgono spontanee due domande: quanti atleti, pur avendo un grande talento naturale, hanno raggiunto risultati inferiori alle attese facendo carriere non adeguate alle aspettative? E, di contro, quanti altri invece, seppur dotati di minor talento, hanno poi raggiunto risultati ed un successo inaspettati proprio in virtù d’una grande determinazione e forza mentale?
Divertiti a compilare una lista di dieci atleti: cinque che secondo te, pur avendo un grande talento naturale, non hanno poi raggiunto risultati pari alle aspettative, e cinque che invece, sempre secondo il tuo giudizio, hanno fatto carriere superiori rispetto ai pronostici iniziali.
Questo semplice gioco evidenzia in modo inequivocabile l’importanza di uno degli aspetti più importanti dell’Allenamento Mentale: la capacità di allenare e gestire il proprio stato psico-fisico.
Per tale ragione, scopo di questo articolo è far vedere come un calciatore può affrontare, allenare e quindi migliorare la propria forza mentale attraverso la gestione del proprio stato psico-fisico. In particolare, vedremo una sessione di Mental Training nella quale vengono dati ad un calciatore un piano d’azione ed una strategia per controllare il proprio stato psico-fisico.
Osservando la formula Performance = Preparazione + Stato Psico-fisico al quale si accede si nota come ciò che determina la qualità della prestazione al momento della prestazione stessa, sia quasi esclusivamente lo stato psico-fisico al quale si accede. Infatti, nel momento in cui l’arbitro fischia l’inizio della partita non c’è più nulla da fare in termini di preparazione: si è preparati come ci si è preparati. Sarà la gestione del proprio stato a fare la differenza. Per fare un esempio che tutti ricorderanno, basterà citare il famigerato episodio riguardante Zidane e Materazzi agli ultimi Mondiali. Ciò che fece la differenza in quel momento non fu tanto la preparazione quanto piuttosto lo stato psico-fisico cui Zidane accesse. Questo dimostra quanto sia importante il Mental Training anche ai livelli più alti del professionismo.
Entriamo ora nel vivo e vorrei farlo introducendo una tecnica, quella del “Mapping Across” che reputo di grande valore per apprendere come essere in controllo del proprio stato psico-fisico. “Mapping across” significa, letteralmente, trasferire la mappa. La teoria che sorregge tale tecnica si basa sul fatto che conoscendo dettagliatamente la struttura psico-fisica del nostro stato più idoneo a supportare la nostra performance migliore, possiamo appunto “mapparlo”, esserne in controllo e trasferirlo quando più ci servirà. In altre parole, possiamo creare un modello di riferimento per la nostra performance ideale, capirne la struttura e quindi usarlo a nostro vantaggio in situazioni di difficoltà. Questo processo che sta prendendo sempre più piede tra gli atleti professionisti, permette al giocatore, tra le altre cose, di diventare pro-attivo anziché essere reattivo, con tutti i benefici che ciò apporta alla sua potenzialità di leadership, autostima ed autoconvinzione.
Come si svolge una sessione di Mapping Across e quali sono i suoi benefici?
Ritengo che anziché descrivere teoricamente come funziona il Mapping Across sia meglio dare il resoconto d’una sessione da me svolta con un calciatore per capirne meglio il valore e le sue varie sfaccettature. Lo scenario di Mapping Across che mi appresto a raccontarvi è una sessione fatta lo scorso mese di Novembre con un calciatore di Premiership che per convenienza e privacy chiameremo DF. L’obiettivo di DF era quello di migliorare la sua concentrazione in momenti topici della partita. (Faccio qui, tra parentesi, una breve premessa utile per capire il proseguio dell’articolo. DF è uno dei giocatori più rappresentativi, esperti e carismatici della sua squadra. Per tale ragione, avendo constatato insieme con lo staff tecnico che la squadra tendeva a mancare di concentrazione proprio nei momenti topici delle gare, voleva egli stesso migliorare tale qualità per poterla poi trasmettere sul campo ai propri compagni di squadra).
L’obiettivo della sessione era chiaro: migliorare la concentrazione nei momenti chiave della partita ed in particolare negli ultimi 10 minuti di partite equilibrate con il risultato ancora in bilico.
Stabilire un obiettivo preciso e specifico cui tendere deve sempre essere il primo passo da fare dato che, molto spesso, determina il succeso della sessione di Mental Training.
Stabilito quindi l’obiettivo generale occorreva poi andare nello specifico e mappare lo stato psico-fisico di DF quando è al massimo della sua concentrazione. In questi casi occorre guidare l’atleta a rivivere una situazione specifica in cui egli si è sentito estremamente concentrato. Nel caso di DF identificammo due situazioni specifiche in cui egli tende ad essere estremamente concentrato. Il contenuto di tali situazioni non ha grande importanza e può tranquillamente essere omesso; è importante però che il giocatore acceda allo stato psico-fisico di quelle situazioni e che quindi riviva pienamente lo stato di concentrazione. Per curiosità vi posso dire che DF tende ad essere estremamente concentrato durante il riscaldamento pre-partita e, essendo rigorista, prima di battere la massima punizione.
Una volta che il giocatore accede allo stato psico-fisico desiderato occorre rilevarne gli indicatori psicologici e, soprattutto quelli fisiologici. Gli indicatori psicologici dello stato cui una persona accede sono quelli che attengono alla sfera delle sensazioni astratte come ad esempio “Mi sento bene...mi sento pronto...sono carico...” eccetera.
È interessante notare che, dal punto di vista del Mental Training, gli indicatori psicologici non sono troppo interessanti ed utili a livello pratico. Diverso invece è il discorso che riguarda gli indicatori fisiologici: essi infatti rivelano la struttura dello stato cui noi accediamo e per tale ragione sono fondamentali per allenare la propria forza mentale. Gli indicatori fisiologici attengono, come la parola stessa indica, alla sfera della fisiologia ed indicano in maniera pratica ed inequivocabile come il nostro corpo risponde allo stato cui accediamo. Esempi di indicatori fisiologici sono le sensazioni che proviamo nelle spalle, nelle gambe, nel collo, nel petto e così via come, ad esempio, rilassatezza, rigidità, neutralità, eccetera. Un altro indicatore fisiologico di grande importanza è la respirazione. Infatti, è importante ricordare che la qualità della nostra respirazione determina sempre lo stato d’animo cui accediamo. In particolare, qui non faccio riferimento al fatto che il ritmo della respirazione varia in relazione al grado di stanchezza, ma il riferimento è al tipo ed alla qualità della respirazione, la quale può essere, come si dice in gergo, ”alta” o “bassa”. Senza entrare troppo nei particolari, per “respirazione alta” si intende quel tipo di respirazione che proviene dal petto e che genera quella reazione che il mondo anglofono definisce di “fight or flight” ovvero di attacco o fuga. Si tratta quindi d’un tipo di respirazione che segnala uno stato di tensione ed un certo livello di stress.
Per “respirazione bassa” invece, si intende quel tipo di respirazione che origina dalla parte inferiore della fascia addominale. Questo tipo di respirazione è tipica d’uno stato rilassato e di autocontrollo. Per verificare come questi due tipi di respirazione influenzano lo stato psico-fisico cui accediamo, fai questo piccolo esperimento. Inspira velocemente assicurandoti di respirare dalla parte superiore del petto quasi verso le spalle e nota come ti senti. Poi, rallenta la tua respirazione assicurandoti di inspirare dalla parte inferiore della fascia addominale quasi verso il baricentro del tuo corpo. Osserva ora come ti senti. Noti delle differenze? Questo perché la risposta chimica del nostro corpo varia a seconda del tipo di respirazione che pratichiamo. Ciò ha una grande importanza dato che, trattandosi d’un processo inconscio, oltre ad alterare notevolmente lo stato psico-fisico cui accediamo, determina anche, come abbiamo visto, il livello della nostra performance.
Tornando alla mia sessione con DF, una volta stabiliti gli indicatori fisiologici del suo stato di concentrazione (che erano: rilassatezza nelle spalle, respirazione bassa, gambe dure e flessibili, postura eretta e a testa alta) ci dedicammo all’analisi dello stato psico-fisico cui il giocatore accedeva nei momenti di scarsa concentrazione. Notammo subito che gli indicatori fisiologici di quest’ultimo stato erano notevolmente differenti da quelli dello stato di concentrazione. In particolare, quando DF non è concentrato le spalle sono rigide, la respirazione alta, le gambe rilassate e la postura incurvata. Ad occhio nudo si può vedere che si tratta d’uno stato psico-fisico opposto a quello desiderato. Per tale ragione è importante mappare sia lo stato psico-fisico desiderato che quello indesiderato, proprio per fare un’analisi del contrasto e determinare quali sono gli indicatori fisiologici che supportano la nostra prestazione migliore. Il passo successivo è il vero e proprio allenamento mentale. Bisogna far accedere il giocatore allo stato psico-fisico che egli vuole cambiare ed allenare la sua mente ad esserne in controllo manipolando gli indicatori fisiologici più rilevanti. Occorre cioè alterare in modo conscio e sistematico il proprio stato psico-fisico attraverso gli indicatori fisiologici. L’allenamento mentale consiste in questo: nell’essere in controllo e nel saper accedere allo stato più idoneo in ogni istante della prestazione. Con DF lo facemmo in questo modo: far accedere il giocatore allo stato di scarsa concentrazione e poi, volontariamente, cambiare gli indicatori fisiologici più rilevanti fino a raggiungere lo stato desiderato. Il modo più semplice ed efficace è proprio attraverso la manipolazione volontaria degli indicatori fisiologici più rilevanti. Nel caso di DF: rilassare le spalle, respirare dal basso ventre, indurire e rendere le gambe flessibili, assumere una postura eretta ed a testa alta. Per quanto semplice questo processo possa sembrare richiede invece un continuo allenamento specifico perché in situazioni di difficoltà l’atleta tende ad accedere lo stato psico-fisico d’origine, quello cioè che supporta uno scarso livello di concentrazione. Occorre infatti aggiungere che che gli atleti, in genere, non sono consci di tali meccanismi ed anziché allenarsi sistematicamente ad essere in controllo nelle situazioni di diffocltà, tendono a rispondervi.
In conclusione: identificare e mappare i propri indicatori fisiologici è una risorsa importantissima del Mental Training. Come abbiamo visto consente di analizzare i diversi stati psico-fisici cui accediamo e quali di essi sono più utili a supportare le nostre migliori prestazioni. Capire quali sono gli indicatori fisiologici rilevanti e come alterarli a proprio vantaggio permette di essere in controllo del proprio stato psico-fisico e, di conseguenza, delle proprie prestazioni.
Christian Lattanzio è nato a Roma ed ha 35 anni. Si è trasferito a Londra circa 10 anni fa dopo aver frequentato la facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Christian, dopo aver svolto attività di Project Manager ed allenatore del settore giovanile presso il West Ham United per oltre 5 anni (possiede i patentini UEFA B part 1 e part 2), si è specializzato nel Mental Training frequentando corsi di cognitive psychology e di NLP, di cui è Master Practitioner.
Da oltre 5 anni Christian si dedica all’allenamento mentale di numerosi atleti professionisti, in particolar modo calciatori di Premiership e Championship; ed è attualmente responsabile del programma di Mental Training presso le squadre Under 18 di Tottenham Hotspurs, West Bromwich Albion e West Ham United.
Christian dirige il dipartimento di Mental Training presso SportDimensions un “training centre” londinese utilizzato da numerosi atleti, sia professionisti che dei settori giovanili, e specializzato nell’allenamento della velocità, nella riabilitazione da infortuni e, appunto, nell’allenamento mentale.
Oltre a collaborare con siti internet (www.bbc.co.uk/sport) e riviste sportive specializzate (Cycling Weekly) Christian svolge anche corsi di Mental Training e di Comunicazione per allenatori e coach sportivi.
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