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Cosa non deve fare (e dire) l'allenatore di calcio

Questo articolo non vuole insegnare niente a nessuno ma creare un dibattito che abbia come obiettivo il massimo impegno di noi allenatori verso i giovani calciatori,

cercando di insegnare loro il maggior numero di nozioni tecniche per avere opportunità di crescita nell’ambito calcistico.
Molti pensano che non ci siano soluzioni ai problemi nei quali versa il calcio italiano, ed in particolare l'abbandono del settore giovanile, le società che pensano unicamente al risultato, i genitori che spesso non portano i loro figli alle scuole calcio con l'intento di farli divertire, stimolare nuove conoscenze etc…, ma pensano ad un probabile avvenire come calciatore.
Certo, tutto questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi, ma riteniamo che ci sia una soluzione a tutto ciò e che noi allenatori siamo la componente essenziale per cambiare lo stato delle cose. Siamo consapevoli delle difficoltà che troveremo sulla nostra strada e dei tempi che saranno inevitabilmente lunghi. Ci vuole quindi una "rivoluzione copernicana" nell'approccio, di noi allenatori, con le componenti del sistema calcio: società sportive, genitori, e soprattutto allievi cercando di creare un circolo virtuoso, una specie di catena di Sant 'Antonio, che riesca a raggiungere un sempre crescente numero di allenatori, con obiettivo la crescita del giovane calciatore.


Negli ultimi anni si è verificato un continuo proliferare di libri, a volte interessanti, molte altre meno, tutti (nel caso non fosse così me ne scuso con gli autori) con la stessa finalità: far vedere nuove (?) esercitazioni. Ora ogni allenatore può in qualche modo aggiornarsi con uno di questi libri e, con buone probabilità di riuscita proporle ai propri allievi. Allora ci siamo chiesti : a livello didattico ci sono varie opzioni, altre sempre più moderne arriveranno, cosa possiamo fare di diverso e di integrativo per migliorare le cose? È possibile che tutto sia finalizzato al compito di proporre esercitazioni? Noi allenatori facciamo errori? Quest’ ultima è la domanda chiave. Ci siamo interrogati sui nostri metodi di insegnamento, ci siamo confrontati, abbiamo “spiato” altri allenatori, come si comportavano, come si esprimevano, e la risposta è stata sì, commettiamo molti errori, certamente in buona fede, ma che vanno a discapito dei ragazzi.
Con questo non voglio certo affermare che creino danni a livello fisico, anche se si è visto far correre bambini di 10 anni con dei pesi in mano per fare potenziamento, ma comunque rischiano di ritardarne l’apprendimento.
Le società e i genitori sono delle componenti che noi allenatori dobbiamo educare. Se le società hanno giustamente i loro interessi ( soprattutto economici ) da salvaguardare, dobbiamo far capire loro che un ragazzo che ha delle “basi tecniche” buone sarà più appetibile di un altro. Che non è assolutamente vero che non si possa “vincere” giocando bene. Che un settore giovanile dove si insegna calcio sarà seguito con maggiore attenzione dalle grandi società, avrà più facilità ad attirare i ragazzi, e di conseguenza vedrà i suoi interessi economici crescere. Per quanto riguarda i genitori ci vuole più dialogo. Sarebbe meglio per tutti che i genitori portassero i loro figli al campo e poi se ne andassero, che non venissero a vedere le partite, che durante le partite non gridassero ai giocatori cosa fare, in poche parole che si fidassero della società ( allenatore, dirigenti, accompagnatori ) . Sapendo che questo non potrà mai accadere per evidenti motivi, non ci resta che parlare con loro, spiegare la nostra filosofia, che se tutta la settimana chiediamo al ragazzo di non buttare via il pallone, di giocare e dalla tribuna si grida il contrario, roviniamo il lavoro dell’allenatore e mettiamo in difficoltà il ragazzo.
Personalmente ritengo che sia importante rinunciare al nostro ego, che utilizza l’allievo per ottenere una vittoria personale. E’ inammissibile sentire allenatori dire “ ho vinto “, quando la vittoria è stata ottenuta buttando il pallone. La nostra vittoria è quella di aver insegnato ai bambini a disimpegnarsi nel maggior numero di situazioni possibili,”giocando a calcio”.A tutti piace vincere, ma c’è solo un modo che deve darci soddisfazione; vedere la tua squadra giocare meglio degli avversari. Lo sappiamo che il modo più facile per vincere è di allontanare il più possibile il “pericolo” dalla propria porta, che se sbagli il passaggio vicino all’area di rigore è facile subire un gol, ma se vogliamo insegnare il gioco del calcio (credo che la qualifica “allenatore di base” significhi questo) ci dobbiamo porre alcune domande: alla fine della stagione, ammesso che “ho vinto”, il giocatore è migliorato? ha appreso nuove nozioni? Ha capito quando deve tirare, passare, dribblare?……..oppure come molto spesso accade ne sa quanto prima.
La conseguenza del discorso fatto è quella di cambiare radicalmente le nostre idee, porci al servizio del ragazzo, dirgli bravo quando sbaglia perché solo dagli errori s’impara, e soprattutto cambiare la parola “buttala” con “giocala”.
Particolare da non dimenticare è quello che facendo “giocare la palla” si vengono a concatenare molte cose che il calciatore deve saper fare; il passaggio, lo stop, il cambio di gioco, il possesso palla, lo marcamento. L’ allenatore ha la possibilità di applicare la tecnica analitica, che è assolutamente necessario fare, alla partita, in modo da creare il maggior numero di situazioni possibili, ed il ragazzo ha il compito di risolverle. ..
(continua)