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La difesa elastica: nuova tattica difensiva nel calcio moderno


Regolata dal Controllo Visivo Attivo del diretto avversario da marcare e del portatore di palla, la Difesa Elastica rappresenta la naturale evoluzione e il superamento degli attuali sistemi difensivi in base ai risultati ottenuti e alle soluzioni proposte partendo dallo studio, dall’osservazione attenta e dall’analisi approfondita, soprattutto alla moviola, dei gol evitabili di pertinenza.



Dopo aver classificato i GOL in due grandi categorie, Evitabili ed Imparabili, secondo le statistiche pari rispettivamente al 60% e al 40% circa del totale di tutte le reti segnate, nel precedente articolo ho preso in esame il primo dei due gruppi di gol evitabili rientranti nel rapporto di causa-effetto tra giocatore e palla in arrivo, evidenziando gli errori di atteggiamento commessi dai giocatori in fase difensiva e suggerendo come deve essere effettuata correttamente l’opposizione fisica e quale tipo di esercitazione sia adatto a risolvere la relativa problematica calcistica applicando la regola della Posizione Frontale Attiva.

Ora, meritevole parimente di uno studio specifico, è il secondo gruppo di gol evitabili collegati all’altra regola fondamentale di difesa della porta, il Controllo Visivo Attivo, che stabilisce come eseguire la corretta marcatura dell’avversario sul piano della posizione e del movimento per garantire al difensore padronanza e sicurezza nel disimpegno, per prevenire una particolare e pertinente tipologia di gol che la difesa “a zona” con le sue varianti non ha saputo finora impedire pur essendo parte in causa.

Si tratta di un tema tattico di calcio giocato che, nonostante l’importante attualità, a mio avviso non ha trovato sufficiente interesse, coinvolgimento da parte degli addetti ai lavori, né fatto emergere proposte risolutive adeguate perché, come indicato a proposito della posizione frontale attiva, anche qui gli episodi o le situazioni di gioco da prendere in esame, sfuggono alla percezione visiva normale, non sono oggetto di sufficiente attenzione critica, perciò viene meno di conseguenza l’individuazione, la rilevazione di determinati errori comportamentali commessi dai difensori nei momenti topici della gara, specie dentro l’area di rigore, immediatamente prima che la palla entri in rete.
I numerosi gol evitabili della specie, da me registrati nelle videocassette e analizzati nei minimi dettagli alla moviola, testimoniano in modo eloquente la presenza di questi errori tattici.
L’atteggiamento sbagliato dei difensori nel marcamento si presenta, pure in questa fattispecie, con un unico denominatore comune che consiste nel lasciare incustodito o con troppo spazio, nel trascurare il diretto avversario, il quale, approfittando della favorevole posizione di libertà in cui viene a trovarsi, riesce di solito a concludere facilmente a rete.
In proposito risulta evidente che le situazioni di gioco da prendere in considerazione si riferiscono alla zona arretrata del campo durante la fase di contenimento, di non possesso palla e riguardano i movimenti ed i momenti che il difensore dovrà saper valutare tempestivamente nell’assumere la posizione giusta, più efficace per marcare correttamente il diretto avversario in rapporto alla chiusura, all’anticipo o al contrasto.
Prima di esaminare cosa succede nella realtà calcistica, torna utile chiarire chi sono i soggetti, gli attori protagonisti di queste situazioni di gioco da esaminare, per arrivare poi a dettare le linee guida di come deve essere impostata, attuata la nuova tattica difensiva.
Da una parte c’è il difensore, dall’altra gli avversari, precisamente quello diretto da marcare, ed il suo compagno portatore di palla più o meno lontano, che presi singolarmente sembrano essere una variabile indipendente, mentre in realtà si dispongono, si muovono, giocano per fini comuni e contrapposti. Gli ultimi due per tentare di finalizzare l’azione scambiandosi la palla, il difensore per cercare di intercettarla, d’interrompere il passaggio intervenendo in prima o in seconda battuta sul diretto avversario, controllato a vista in via prioritaria durante la fase di marcatura, oppure per lasciargli quello spazio che, valutata la distanza e la sua posizione rispetto alla porta, ritiene possa essere concesso senza dover correre troppi rischi.
Solo se sarà in grado di gestire al meglio queste tre opzioni d’intervento, momenti rilevanti della sua azione di controllore, il difensore potrà dire di aver assimilato e rispettato il Controllo Visivo Attivo, la regola che sta alla base della moderna tattica difensiva, la “ Difesa elastica ”, di cui parlerò più avanti.

Al riguardo occorre precisare subito che i movimenti di chiusura, di copertura, di riduzione degli spazi, nonché di posizione effettuati dal difensore per marcare il diretto avversario, dipendono da un gesto fisico-tattico semplice ma fondamentale e irrinunciabile, generalmente trascurato o poco conosciuto, assente nel panorama calcistico, che permette al difensore di controllare visivamente, in rapida successione, sia lo svolgimento del gioco, l’iniziativa del portatore di palla, sia, soprattutto, la mobilità nello spazio dell’avversario sottoposto alla sua marcatura.

Tale gesto consiste nel girare, muovere lateralmente il capo , senza soluzioni di continuità, a destra, a sinistra, allo scopo di controllare visivamente, in modo attivo, l’evoluzione prospettica della manovra avversaria, dalla fonte del gioco al possibile destinatario della palla. Ricorrendo a questo gesto tattico il difensore è in grado di tenere d’occhio e valutare, in tempo reale, la posizione e la pericolosità del diretto avversario da marcare, movendosi in sincronia con lui a distanza di sicurezza, e seguire contemporaneamente lo sviluppo dell’azione contro.
Nella realtà calcistica odierna, invece, da quando la zona è subentrata come tattica difensiva adottata dalle squadre, i difensori, nel disporsi a protezione della porta, si mettono in linea, a forma di pettine, con gli avversari, gli uni alternati agli altri, distanziati tra loro da spazi non sorvegliati, oltre misura e quindi rischiosi.
Tutto ciò accade perché i difensori che dovrebbero marcare a uomo nella zona di competenza, ma in pratica, sul campo, dimostrano chiaramente di non saperlo fare, si muovono e si posizionano solo in funzione della circolazione della palla, con questa precisa intenzione, aspettando d’intercettarla quando arriva in area e tralasciando di controllare, di marcare il diretto avversario lasciato spesso dimenticato, indisturbato.
Nella fattispecie i difensori, stando in linea, cercano in via preferenziale, prioritaria, di occupare una posizione dentro l’area di rigore che giudicano, valutano sia quella giusta, corretta, efficace per andare con successo sulla palla in arrivo, per neutralizzare il tiro, per interrompere il passaggio tagliato o dalle fasce, senza preoccuparsi troppo di quanto sta accadendo alle loro spalle.

Privilegiare con l’attenzione, fissare con lo sguardo la circolazione della palla, l’azione individuale di chi la gestisce, per poi posizionarsi in un punto dell’area di rigore dove si ritiene sia più probabile intercettare la palla in arrivo, annullare il passaggio, il tiro, senza marcare il diretto avversario lasciandolo libero di agire indisturbato, è una scelta tattica sbagliata, controproducente, da rivedere, un comportamento comune a molti difensori causa di tanti gol evitabili, spesso decisivi .

A tal proposito credo torni utile ricordare la massima latina “cogito ergo sum”, che tradotta liberamente in italiano l’ho adattata come segue: “vedo (l’avversario) quindi (lo) marco”.
D’altro canto l’atto del marcare mostra non di rado il risvolto, il lato opposto dell’azione, riscontrabile soprattutto sui calci piazzati, vale a dire l’inseguimento sfrenato, la guardia eccessiva del difensore sull’attaccante, talvolta tollerata dagli arbitri ma punibile da Regolamento, in cui si vede la “caccia” all’avversario, controllato a vista con trattenute, abbracci, cinture e spintoni, anche lontani dalla distanza di gioco, come se la palla non esistesse, in un duello corpo a corpo fuori d’ogni logica calcistica, degno del miglior rugby.
Anche il semplice contatto fisico con la mano o con il braccio per “sentire” l’avversario e marcarlo di conseguenza , è una variante che sconsiglio di adottare perché non da sufficienti garanzie di controllo, disorienta, impedisce al difensore di posizionarsi correttamente sul diretto avversario, lo perde specie se sta in continuo movimento, corre il rischio di commettere fallo o peggio ancora di subire il calcio di rigore per trattenuta.
Nel merito va precisato che sono pochi quei giocatori capaci di svolgere bene e in maniera funzionale il loro compito difensivo applicando la regola del Controllo Visivo Attivo.
Se alcuni difensori ci riescono, a mio avviso, ciò dipende unicamente dal carattere combattivo, dal temperamento e dall’accortezza che dimostrano di possedere stando sempre vigili, attenti, reattivi e pronti a capire la variabilità delle situazioni di gioco in atto. Per predisposizione quindi e non per effetto di una preparazione mirata, di una formazione ricevuta o di un insegnamento specifico, mancando in letteratura un chiaro, preciso riferimento in materia di gol evitabili e di prevenzione, mentre a livello didattico tale problematica difensiva mi risulta non essere stata finora adeguatamente affrontata, né tenuta in debita considerazione dagli addetti ai lavori, specialmente nel settore giovanile.
Una lacuna di non secondaria importanza nell’ambito della tattica difensiva calcistica di cui ci si dovrebbe far carico, intervenendo con il contributo di tutti gli operatori sul piano propedeutico attraverso l’individuazione e l’analisi del problema, per arrivare poi ad uno studio organico accompagnato da opportune esercitazioni pratiche e supportato dalle immagini televisive.
Rilevati gli errori dei difensori in fase di marcatura che portano a segnare dei gol evitabili e messo a fuoco gli aspetti principali per trovare le soluzioni tattiche più idonee a prevenirli, ho formulato una regola generale, riportata anche nel mio libro Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio, dal titolo “ Controllo Visivo Attivo ”, che di seguito trascrivo:

“Atteggiamento da cui dipende la scelta corretta della posizione di marcamento da parte del difensore, consistente nel tenere d’occhio contemporaneamente, inquadrati nello stesso campo visivo, il portatore di palla che conduce l’azione contro e, se rimane fermo, il diretto avversario (situazione statica); al contrario, se questi si mette in azione per proporsi (situazione dinamica) cercando spazio, ma senza andare nettamente in fuorigioco, il difensore dovrà seguirlo alternando l’attenzione ora su di lui, ora sul portatore di palla, con rapidi e continui movimenti laterali del capo, in modo da controllare la situazione del gioco e, nello stesso tempo, effettuare spostamenti di posizione sull’avversario per marcarlo stretto se accentrato, meno stretto se defilato, con l’accortezza di non concedergli mai quello spazio che renderebbe vano l’anticipo, la copertura, il contrasto o l’eventuale uno contro uno, fatta salva la possibilità di andare sulla palla qualora non giunga al destinatario.”

Leggendo questa regola la prima osservazione da fare è la distinzione tra le due posizioni da fermo o di movimento del giocatore da marcare, da cui dipende il diverso, contrapposto atteggiamento del difensore nel monitorare la visione del gioco e conseguentemente la sua azione di controllo.
Infatti, se il diretto avversario non si muove oppure cammina appena, per il difensore risulta più agevole marcarlo, controllare la sua posizione, potendo inquadrare nello stesso campo visivo sia il portatore di palla sullo sfondo sia l’attaccante in primo piano, senza dove ricorrere a movimenti con la testa. In questo caso il difensore raramente verrà a trovarsi impreparato, fuori posto, distratto dovendo intervenire.
Diverso invece sarà il comportamento del difensore qualora il suo diretto avversario cerchi spazio muovendosi per linee orizzontali o con cambi di direzione, per farsi vedere, per ricevere il passaggio dal compagno o per andare a colpire la palla.
Se non vuole farsi sorprendere o intervenire in ritardo, il difensore dovrà adottare, praticare una diversa, più efficace tattica difensiva basata proprio sul controllo visivo attivo alternando lo sguardo, l’attenzione su entrambe le parti in causa coinvolte nella manovra del gioco d’attacco, il portatore di palla e il diretto avversario da marcare.
Per assecondare tale impostazione comportamentale il difensore, come sopra accennato, non potrà fare a meno dei movimenti laterali con il capo , in modo attivo, dinamico, in uno con lo spostamento del corpo; ciò gli consentirà non solo di seguire l’evolversi dell’azione d’attacco ma soprattutto di valutare e quindi decidere quale posizione-distanza prendere correttamente rispetto al diretto avversario, più stretta dentro l’area di rigore, meno stretta verso le fasce laterali.
Oltre alla distanza tra difensore e diretto avversario va tenuto ben presente anche l’altro aspetto altrettanto importante di questo nuovo modo di marcare che riguarda la posizione (postura) del difensore rispetto all’avversario stesso, variabile secondo la zona del campo, centrale o sulle fasce, interessata dalla circolazione della palla.
Dentro l’area di rigore, in una situazione di gioco con la difesa a tre e con palla verticale, centrale alla porta, il difensore nel mezzo dovrà cercare di stare alle spalle dell’attaccante, mentre i due compagni laterali faranno in modo di tenere i rispettivi avversari di fianco verso l’esterno poco più alti ; se l’azione d’attacco si sviluppa invece sulle due fasce laterali sarà il primo difensore più vicino alla palla a porsi dietro all’attaccante esterno, mentre gli altri due avranno cura di marcare i diretti avversari mettendosi al loro fianco leggermente arretrati.
Affrontando con i colleghi questo tema di tattica difensiva sono solito sostenere che, in fase di marcatura, la minaccia alla porta non proviene tanto dalla palla calciata o appoggiata nei traversoni, nei passaggi, quanto piuttosto dall’avversario destinato a riceverla, chiamato alla conclusione, l’unico capace di trasformarla in rete; aspettare la palla o voler andare ad intercettarla a tutti i costi in via prioritaria, talvolta muovendosi in due sul portatore, senza garantirsi, coprirsi le spalle, costituisce un errore di tattica individuale grave che, come spesso accade, può costare caro al difensore, alla squadra causando dei gol evitabili subiti proprio per mancato rispetto del Controllo Visivo Attivo.
Una traiettoria inaspettata, calcolata male, una deviazione improvvisa, un intervento fuori tempo sulla palla, sono tutte situazioni di gioco, evenienze imprevedibili da non sottovalutare che, se si verificano, non lasciano scampo alla difesa, al portiere, a beneficio esclusivo dell’attaccante.
Per questo motivo va fatto capire, bisogna insegnare che la palla in arrivo non costituisce di per sé pericolo immediato specie se non giunge a destinazione; lo diventa sicuramente quando l’attaccante la riceve, se ne impossessa senza essere marcato, peggio ancora se lasciato libero, dimenticato in area di rigore.
E’ scontato che nulla vieta al difensore, in posizione regolare di marcamento, considerare l’ipotesi di andare sulla palla quando questa risulta fuori della portata del diretto avversario.
In merito a questa regola comportamentale di tattica individuale bisogna precisare che il suo ambito di applicazione non riguarda solo la fase finale dell’azione offensiva, contrapposta a quella difensiva, con lo scopo di prevenire i gol evitabili, ma è da considerarsi estesa ad ogni zona del terreno di gioco, reparto o interlinea, restando valida la sua efficacia e pertinenza sia per un attaccante sia per un centrocampista quando difendono.
Nella realtà odierna del calcio giocato una cosa è certa, che il Controllo Visivo Attivo non trova applicazione ed i numerosi gol derivanti dalla mancata osservanza di tale regola, da me registrati nelle videocassette, che si riferiscono a partite dei massimi campionati italiani ed esteri, nonché alle competizioni internazionali, ne sono la prova concreta più tangibile.
Come sopra accennato se queste situazioni di scopertura difensiva nascono e sono così frequenti nel calcio, il fatto si deve alla disposizione in linea dei difensori davanti alla porta, ognuno nella propria zona di competenza tanto da disegnare, se vista frontalmente, una fila orizzontale formata da una sequenza di giocatori d’entrambe le squadre, alternati e distanziati tra loro indipendentemente dal punto di gioco della palla, con spazi e libertà di movimento eccessivi.
Formulata la regola del Controllo Visivo Attivo, ho sentito la necessità di approfondire ulteriormente l’esame e lo studio dei gol evitabili di pertinenza stabilendo che, come provato dalle immagini filmate dei gol stessi, la causa, la spiegazione di questi errori tattici non risiede soltanto nell’atteggiamento del singolo difensore, ma risente anche, in maniera determinante, sia della difesa a zona sia della tattica del fuorigioco, sua diretta emanazione. Proprio per la disposizione in linea dei difensori e l’attenzione privilegiata da loro rivolta alla palla a scapito dell’avversario da marcare, tutti aspetti collegati alla difesa a zona, i gol evitabili dipendenti dall’inosservanza del controllo visivo attivo trovano terreno fertile per essere segnati.
Quanto al fuorigioco verrebbe da dire a ragion veduta che, con la difesa a zona, trova le condizioni ideali per una facile e perfetta applicazione, mentre nella realtà così non è, spesso si verifica il contrario, non scatta pur in presenza di automatismi collaudati, di movimenti sincronizzati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Riguardo poi all’offside la mia opinione rimane negativa, lo ritengo un’azione di non gioco, di mera furbizia come quando si alza il braccio per segnalare sistematicamente la posizione irregolare del giocatore, non importa se fondata o meno, per invitare l’arbitro a fermare il gioco, per niente spettacolare, che non rientra nelle emozioni e nelle bellezze del calcio.
Inoltre, se analizziamo bene la situazione di gioco specifica alla moviola, per mandare in fuorigioco gli avversari, i difensori si disinteressano completamente di loro, non solo di quelli che si muovono sul filo del fuorigioco ma anche di quelli che s’inseriscono regolarmente da dietro per correre a raccogliere la palla sul passaggio del compagno oltre la linea difensiva, rimanendo impassibili, spettatori a guardare la conclusione a rete senza fare assolutamente nulla per difendersi, per coprire, per tentare di marcare.
Alle volte, ironia della sorte, succede che a cadere nella trappola del fuorigioco siano logicamente le punte ma risultando la loro posizione ininfluente, l’azione non viene fermata dall’arbitro e fatta proseguire perchè sulla palla è andato un centrocampista regolarmente partito da dietro.
Per quanto sopra indicato, a mio parere il gioco a zona, la difesa a zona con la tattica del fuorigioco hanno ormai fatto il loro tempo, non sono più in sintonia con le esigenze del calcio moderno, veloce con la palla, rapido nei movimenti. Se poteva andare bene anni fa, quando il calcio si giocava con caratteristiche sostanzialmente diverse da quelle attuali, per ritmo minore e per spazio e tempo maggiori, quando la velocità di circolazione della palla e di corsa dei giocatori era inferiore, non paragonabile certo a quella odierna molto elevata, la possibilità di recupero sul diretto avversario più alla portata del difensore, voler insistere, continuare ancora con la difesa a zona appare anacronistico, non conviene, prova ne sia i tanti gol evitabili segnati.
Alcuni sostengono che la difesa “a uomo”, quella classica, di lontana memoria, non andrebbe cambiata ma, semplicemente, trasferita e praticata nella “zona”, quasi a voler consolidare, a non spezzare il filo che lo lega al gioco a zona cui crede fermamente fin dalla prima ora.
Ritengo che marcare “a uomo” nella zona, ammesso di saperlo fare, sia limitativo, condizionato dal mantenere la posizione e la linea dei difensori, sia causa di marcature interrotte, saltate, semplicemente perché l’attaccante movendosi alla ricerca dello spazio o della combinazione, sovverte ogni forma di vincolo tattico del difensore sul diretto avversario nella propria zona di competenza, con scambi di posizione e movimenti veloci che per essere arginati richiedono altre e più moderne soluzioni tattiche difensive.
Dopo aver valutato e studiato attentamente tutti questi aspetti che interessano la tattica difensiva, partendo dai gol evitabili e dal Controllo Visivo Attivo, sono arrivato ad elaborare, a mettere a punto un nuovo sistema difensivo, che ho chiamato Difesa Elastica e che considero essere la naturale evoluzione, il superamento della difesa a zona. Da precisare che tale sistema difensivo non va frainteso con l’elastico difensivo, la tattica di movimento della linea difensiva dal basso in alto e viceversa.
L’elemento distintivo principale, mutuato dal controllo visivo attivo, della Difesa Elastica rispetto alla difesa a zona, sta nel movimento laterale, repentino della testa cui i difensori devono far ricorso, senza soluzioni di continuità, per controllare visivamente la circolazione della palla e per tenere d’occhio contemporaneamente il diretto avversario da marcare. La marcatura non è vincolata al mantenimento della linea difensiva, è incompatibile con la tattica del fuorigioco ricercata sistematicamente, non si esercita solo nella zona di competenza, ma varia con la posizione dei difensori in rapporto alla dislocazione della palla, centrale o sulle fasce, riduce o allenta in modo elastico gli spazi nei confronti del diretto avversario in rapporto alla sua posizione-pericolosità, ma sempre con la sicurezza e l’accortezza di controllarlo in modo da non farsi sorprendere, intervenire d’anticipo o di contrasto, mai rimanendo immobili.
Riporto qui di seguito la definizione di Difesa Elastica :

“Nuovo, moderno sistema tattico difensivo che consiste nel marcare il diretto avversario, alle spalle, da parte del difensore centrale e, stando in posizione laterale interna, leggermente arretrata, da parte dei difensori esterni, quando la palla giocata è frontale alla porta; quando viene giocata sulle fasce, i diretti avversari sono marcati, alle loro spalle, dal difensore esterno, di fianco da quello centrale e di lato interno dall’altro difensore opposto, stando leggermente arretrati e a distanza variabile sempre più stretta dentro l’area di rigore, con l’accortezza di mantenere tali posizioni previo controllo visivo attivo muovendo il capo in rapida successione sul portatore di palla e sullo stesso diretto avversario, per tenere d’occhio la situazione del gioco e quindi valutare e decidere in tempo reale quanto staccarsi o avvicinarsi (concetto di elasticità) nella marcatura per contrastarlo, per non lasciarlo solo indisturbato, per intervenire d’anticipo, per non farsi sorprendere nell’eventuale successivo uno contro uno; la tattica del fuorigioco, derivato del gioco a zona, non si presta alla difesa elastica e pertanto non va ricercata a priori, salvo che il diretto avversario, nel tentativo di smarcamento, non venga a trovarsi in posizione nettamente irregolare rispetto alla linea difensiva.”

Ho inoltre ideato e sviluppato alcune esercitazioni finalizzate all’addestramento, all’applicazione del controllo visivo attivo nella Difesa Elastica, che ripropongono gli stessi movimenti, inducono agli stessi atteggiamenti mentali dei difensori da trasferire poi nella realtà del calcio giocato, sul campo.
A beneficiare di questo nuovo moderno sistema difensivo sarà sicuramente la componente dinamica del gioco del calcio, che diverrà più spettacolare, emozionante e divertente, dovendo gli attaccanti stare in continuo movimento per cercare spazio, per svincolarsi dalla guardia dei diretti controllori, a loro volta costretti ad una difesa altrettanto mobile, attenta per poter intervenire al posto giusto nel momento giusto; una tendenza innovativa sul piano della tattica difensiva individuale e di reparto che con la Difesa Elastica spero possa fare scuola nel calcio.
Anche gli addetti ai lavori che si occupano di calcio nei giornali, nelle radiocronache, nelle telecronache e nei dibattiti televisivi dovrebbero far sentire la loro voce qualificata in proposito.
In questi casi si resta spesso nel vago chiamando in causa la difesa con termini generici come disattenzione, distrazione, incertezza, indecisione, amnesia, dimenticanza, sorpresa, scoperta, immobile, imbambolata, impreparata, dormita.
Tutto ciò perchè non si tiene conto, non si pone mai l’accento, con sufficiente attenzione critica, all’analisi approfondita dei gol evitabili, alla responsabilità del giocatore che quando sbaglia difendendo a zona, sembra non avere mai colpe, pertanto la sua tattica difensiva non viene adeguatamente commentata né messa in discussione.

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Roma Parma





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Inter Torino



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Reggina Milan



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Fenerbache Siviglia



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Udinese Genoa




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Roma Milan



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Genoa Inter
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Bologna Frosinone
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Catania Napoli
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Giorgio Pivotti, ex dipendente di banca ora in pensione, abita a Castelfranco Veneto (TV).
Al calcio, il suo sport preferito, si è avvicinato fin da giovanissimo per poi proseguire a giocare in ambito dilettante.
Dopo aver partecipato nel 1978 al corso per allenatori di terza categoria, conseguita l’abilitazione si è dedicato in prevalenza alla conduzione tecnica di squadre giovanili anche se non in via continuata per motivi professionali.
Ciò tuttavia non gli ha impedito di seguire il calcio a livello di studio e di approfondimento e nel 1985, raccolte alcune considerazioni, osservazioni tecniche sul calcio giocato, le invia al Notiziario del Settore Tecnico della Figc dove vengono pubblicate come uno dei primi articoli scritti da un allenatore dilettante.
Da allora altri contributi appaiono sulla stessa rivista, su L’Allenatore dell’Aiac che nel numero di luglio/agosto 2008 pubblica il suo ultimo articolo “Tattiche moderne antigol” e dallo scorso anno anche sui siti Internet, integrati dalle immagini filmate dei gol dimostrativi.
Ha suddiviso i gol , oggetto principale dei suoi studi sul calcio, in due grandi categorie imparabili ed evitabili , facendo di quest’ultimi il suo pallino con le regole appositamente elaborate per imparare a prevenirli, la Posizione Frontale Attiva ed il Controllo Visivo Attivo. Un percorso di ricerca e di analisi che si è andato perfezionando nel tempo fino a proporre un nuovo, inedito sistema difensivo chiamato “Difesa Elastica” più rispondente alle esigenze del calcio moderno.
Nel 2004 da alle stampe il suo primo libro dal titolo “Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio” a cura della casa editrice Nuova Prhomos di Città di Castello (PG), un lavoro voluto con convinzione e determinazione avendo verificato che un testo del genere, di così ampia portata con oltre 2.200 voci, non era mai stato scritto prima, e quindi con la consapevolezza di colmare un vuoto esistente nel panorama della nostra letteratura sportiva e calcistica in particolare.