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SDS Scuola dello sport






Gli aspetti scientifici dello sviluppo del talento
A. Hohmann, I. Seidel

Lo sviluppo dei talento nei suoi vari aspetti (educativi, psicologici, gestionali) rappresenta (o dovrebbe rappresentare) un aspetto molto importante e molto ampio del lavoro degli insegnanti di educazione fisica come anche degli allenatori. Ambedue i gruppi sono più o meno coscientemente coinvolti nei primi stadi dell’identificazione e della promozione del talento. Per questo motivo sono indispensabili nozioni scientifiche sulle capacità e le abilità fondamentali come anche sulla l’individuazione, l’allenamento e le procedure di selezione dei giovani di talento. Si fornisce, quindi, una rassegna dei problemi scientifici che riguardano in particolare il problema della identificazione e della promozione del talento. Si tratta di due fattori chiave del processo di sviluppo del talento fortemente intrecciati tra loro e che, quindi, debbono essere discussi nello stesso contesto. Per questa ragione un’attenzione particolare sarà dedicata ai problemi che riguardano soprattutto l’allenamento e i metodi di diagnosi della prestazione, più che gli aspetti sociali o istituzionali dello sviluppo del talento.

L’allenamento della forza dei bambini: si o no?
M. Tonkonogi

L’allenamento infantile ha rappresentato e continua a rappresentare un tema oggetto di discussioni controverse. Ad esso si collegano molti problemi di natura medica, fisiologica e soprattutto etica, che spesso sono affrontati emotivamente. All’interno di questa problematica, l’allenamento delle forza costituisce, indubbiamente, quello nel quale, forse più che per ogni altro tipo di allenamento, si pongono domande che riguardano i suoi effetti sullo sviluppo e sulla salute dei giovanissimi atleti che non possono lasciare indifferenti coloro che lavorano con loro. Ci si chiede infatti se i bambini realmente diventino più forti con esso e in quale misura; quali siano i meccanismi che portano allo sviluppo della forza nei bambini; di quale durata siano i miglioramenti della forza indotti in loro dall’allenamento; perché i bambini debbano allenare la forza e come deve essere impostato tale allenamento e, infine, se l’allenamento della forza sia pericoloso per la loro salute. A queste domande si cerca di fornire una risposta basata sui dati finora disponibili in questo settore.

La capacità di carico nello sport giovanile
G. Fröhner

Come introduzione a una serie di articoli che saranno pubblicati nei prossimi numeri, dedicati a consigli medico-sportivi su come garantire la salute e la capacità di carico dei giovani atleti, che rappresentano il presupposto per future prestazioni di vertice in età adulta, si espone cosa s’intenda per capacità di carico, quali siano le sue categorie (capacità di carico generale degli organi, capacità di carico meccanica, capacità di carico dei sistemi che determinano la prestazione, capacità di carico psico-sociale) e si espongono quali saranno i vari aspetti che saranno trattati in ciascun articolo della serie.

Informazione e azione
H. Ripoll

Le costrizioni di spazio, di tempo e di incertezza, tipiche dell’attività sportivo, sono di grandezza tale che per fare fronte ad esse gli atleti debbono sviluppare degli automatismi cognitivi. Attraverso la loro definizione e descrizione si espone su quali meccanismi (elaborazione dell’informazione, soprattutto visiv;, percezion;, attenzione; concentrazion;, ragionamento e presa di decisione) si basano questi automatismi cognitivi e quali sono le possibilità di educarli.

L’insegnamento della tecnica natatoria
P. L. Invernizzi, A. Campioli, R. Scurati, S. Longo, A. La Torre,
Questo studio fa parte di una serie di lavori che il La. S.A. (Laboratory of Sports Analysis) della Facoltà di Scienze Motorie, Università degli Studi di Milano sta conducendo sui metodi di apprendimento del nuoto nelle varie fasce d’età. In particolare con questa analisi, si è cercato di valutare se e quanto, nel caso della nuotata a delfino, l’impiego di diversi metodi d’insegnamento possa costituire strategia di differente livello di efficacia per l’apprendimento delle abilità natatorie. Si è dunque proceduto al confronto dei due approcci più diffusi nella scuola nuoto italiana (“euristico o naturale globale” e “prescrittivo analitico”) relativamente sia agli effetti di tipo quantitativo che qualitativo, discutendone poi i risultati alla luce della letteratura internazionale sull’argomento.

Il doping ematico (1. parte)
L. Costamagna, P. Torrione
Il doping ematico è una pratica molto diffusa nello sport, soprattutto nelle attività di resistenza con lo scopo migliorare la capacità aerobica. Oltre che per il rispetto dell’etica nello sport, il doping è vietato soprattutto per i gravi effetti collaterali che si possono produrre sia a breve che a lungo termine. I principali metodi utilizzati nell’emodoping sono: la somministrazione di eritropoietina sintetica (rHuEpo), le trasfusioni autologhe-omologhe, gli analoghi dell’emoglobina. Per quasi tutte le tecniche doping elencate, esistono metodi di detezione per poter individuare un possibile loro utilizzo in ambito sportivo. Negli anni, la ricerca ematologica ha portato alla scoperta di nuove molecole che, in maniera surrettizia, potrebbero essere utilizzate a scopo di doping, In particolare tra queste sostanze si annoverano: CERA, HIF, Hematide. I motivi di allarme derivano, principalmente, dall’impossibilità di evidenziare il ricorso all’utilizzo di tali sostanze, in quanto non esistono metodi di detezione valicati, e dai possibili effetti collaterali sulla salute degli sportivi che l’uso di tali molecole potrebbe causare. Tali evidenze sottolineano il fatto che se da una parte il doping genetico rappresenta l’allarme per il futuro del mondo sportivo dall’altra non deve essere abbassata la guardia nei confronti di metodiche doping considerate erroneamente come meno innovative.
    Diabete e attività fisica
    A. Cazzetta, M. Di Mauro

    Dopo una breve introduzione sul diabete e le sue complicanze, si espone quale sia l’importanza dell’attività fisica ai fini della sua terapia e prevenzione. Si espongono quindi alcune riflessioni sui tipi di attività fisica che possono essere praticati dal soggetto diabetico e sui criteri che ne debbono determinare la scelta in base alle caratteristiche dei soggetti che dovranno realizzarle. Nella gamma dei mezzi possibile e come soluzione originale, non solo per i soggetti diabetici in buone condizioni fisiche, ma soprattutto quelli anziani e con difficoltà di deambulazione, si propone la corsa in acqua. Se ne si illustrano quindi i vantaggi rispetto ad altre attività, soprattutto per persone diabetiche in sovrappeso e obese, la tecnica, le modalità di gestione, gli effetti di miglioramento del massimo consumo d’ossigeno e di potenziamento, la progressione e la metodologia di lavoro, il ruolo che vi svolge l’istruttore e le regole che esso deve seguire.

    Ritmi circadiani e flessibilità muscolo tendinea
    M. Gollin, L. Baseggio, A. Luciano

    In un gruppo di sportivi praticanti fitness, è stato verificato se la flessibilità della muscolatura estensoria del rachide e della loggia posteriore dell’arto inferiore subisce modificazioni circadiane e se tali variazioni sono correlate alla forza muscolare e alla temperatura corporea. Venti soggetti praticanti fitness muscolare: dodici soggetti di sesso maschile (Gm), con età di 25±3 anni (media±deviazione standard), peso pari a 73±11 kg e altezza di 174±5 cm e otto soggetti di sesso femminile (Gf) di età di 25±6 anni (media±deviazione standard), peso di 56±6 kg e l’altezza pari a 166±8 cm, sono stati sottoposti ad una batteria di test di flessibilità, forza e temperatura corporea. La variazione della flessibilità muscolo-tendinea (Fmt) compresa tra le ore 6.00 e le ore 21.00 risulta dipendente dall’ora del giorno. In entrambi i sessi si verifica una variazione di Fmt dalle ore 6.00 alle ore 21.00 (P< 0,001). I dati sottolineano come nelle prime ore del giorno si registrano i livelli più bassi di Fmt. Tale evidenza indica come il riscaldamento degli atleti dalle ore 6.00 alle 9.00 deve essere particolarmente curato e progressivo. Il trend della Fmt rende noto come l’orario post meridiano, fino a tarda serata, sia la fascia oraria più favorevole in entrambi i gruppi al potenziamento della Fmt, sia con tecniche di stretching statiche che dinamiche. Le correlazioni condotte tra Fmt, forza muscolare e temperatura corporea nelle diverse fasce orarie non evidenziano relazioni significative .